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martedì 6 agosto 2019

Consiglio #1 “Vivere 24 ore al giorno”

La mia voglia estiva di leggerezza continua, perciò nel mese d’agosto la farò semplice e ti darò solo consigli: in pratica, ogni articolo sarà un suggerimento!

Oggi ti consiglio un libro: Vivere 24 ore al giorno di Arnold Bennett.

Paroladordine organizzare vivere 24 ore al giorno 1908

È un libriccino di cinquantotto pagine e dodici capitoli, pubblicato per la prima volta nel 1908 ma sembra scritto l’anno scorso, e non centodieci anni fa!
L’autore è Arnold Bennett, scrittore, un drammaturgo e un giornalista londinese del secolo scorso.
In questo libro dà consigli su come utilizzare il proprio tempo al fine di migliorare la qualità della vita: vivere ventiquattro ore al giorno, infatti, serve a ricavare la salute, il piacere, il denaro, il rispetto per sé e per evolvere l’anima immortale.

Dodici capitoli per dodici concetti chiave.
  1. Per vivere ventiquattro ore devi imparare a utilizzare bene il tempo. Il tempo è il nostro miracolo quotidiano, il nostro bene più prezioso, la nostra risorsa democratica.
  2. Fa per te se: sei una persona intellettualmente curiosa, provi una sensazione di aspettativa e inquietudine, aspiri a fare qualcosa in più nella vita e ti sforzi per soddisfare questo desiderio.
  3. Organizzare la tua vita è un compito difficile: sii consapevole dei sacrifici e degli sforzi infiniti, inizia poco alla volta per evitare il rischio di un fallimento precoce. Comincia a esaminare le ore della giornata: otto ore per lavorare, otto ore di sonno e otto ore per tutto il resto.
  4. Lo spreco di tempo è un atteggiamento, per cui non ti interessano né il tuo lavoro né le altre sedici ore. Per vivere pienamente, invece, pianifica le ore extra lavorative: coltiva il corpo, lo spirito e le relazioni con gli altri.
  5. Per non sprecare il tuo tempo, trascorri almeno un’ora e mezzo ogni sera a coltivare la mente(sono i novanta minuti più preziosi), tre serate e quarantotto ore nel fine settimana con gli amici o a fare quel che ti piace.
  6. Limita questo programma a sei giorni alla settimana e conta il tempo extra (le sette ore e mezzo ottenute eliminando gli sprechi) come un grande dono. È un cambiamento che comporta nuove abitudini, sacrificio e forza di volontà: comincia con calma e, dopo tre mesi, procedi con fiducia.
  7. Al mattino, mentre vai al lavoro, aziona il cervello e concentrati su un argomento utile. Con la pratica costante della concentrazione puoi controllare la tua mente, eliminare la preoccupazione e imparare a vivere meglio.
  8. La sera, mentre torni a casa, rifletti sulle cose davvero importanti: la tua mente, i tuoi valori e i tuoi comportamenti. La felicità nasce […] dallo sviluppo della ragione e dall’allineamento del comportamento ai propri valori.
  9. La sera, dopo cena, coltiva la conoscenza: se non ami la letteratura, impara una delle forme d’arte.
  10. Se non ami l’arte, dedicati allo studio di causa ed effetto, del continuo sviluppo dell’universo e del corso dell’evoluzione: si trovano ovunque, dalle attività più semplici ai problemi più complessi.
  11. Se ami la letteratura, coltiva la conoscenza della poesia, della storia e della filosofia. Specializzati in una sola cosa e pensa, mentre leggi.
  12. Evita quattro pericoli: diventare saccente, legarti a un programma (ci vuole elasticità), sviluppare una politica della fretta e fallire all’inizio dell’impresa. Segui il tuo gusto e le tue inclinazioni naturali.
Ti consiglio questo libro perché è attualissimo: in poche pagine ho ritrovato i concetti sul tempo  più importanti degli ultimi decenni. Spiegati con garbo, un pizzico d’umorismo e molta semplicità.
  Mi piace perché non si fa cenno di “gestione” del tempo (follia della nostra epoca), ma di puro e semplice utilizzo. E perché credo in ciò che scrive: lo sforzo che facciamo per usare bene il tempo rende la nostra vita davvero viva e felice.

Il tuo rapporto col tempo è di amore-odio? Dai un’occhiata a Baldo, il mio percorso di consulenze per imparare a usare bene il tempo!
Paroladordine organizzare tempo vivere 24 ore al giorno Arnold Bennett

martedì 23 aprile 2019

Si studia! Le 7 regole per avere successo

Ho tra le mani un libro pubblicato per la prima volta nel 1989. Eppure è attuale, nonostante i tempi siano cambiati, soprattutto per i ritmi divenuti più frenetici e la tecnologia che intossica la nostra vita. S’intitola Le 7 regole per avere successo di Stephen R. Covey.

Paroladordine Covey 7 regole successo

È attuale – e sempre lo sarà – perché il successo di cui tratta non ha nulla a che fare con il denaro, il potere o la fama. Il successo per l’autore è l’efficacia personale e interpersonale, cioè la capacità di realizzare le cose davvero importanti per noi stessi da soli e assieme agli altri; un processo fondato sui principi, sul carattere e sul concetto di inside-out:
  • i principi sono leggi naturali, reali e immutabili, verità profonde e fondamentali applicabili a tutti, come l’equità e la giustizia, la coerenza e l’onesta, la pazienza e l’incoraggiamento, la crescita e il cambiamento;
  • il nostro carattere è formato dalle abitudini e regole che ci diamo ogni giorno e che dimostrano quello che noi siamo davvero;
  • il concetto inside-out (da dentro a fuori) si riferisce al processo di rinnovamento personale che procede prima dentro di noi e poi verso l’esterno.

Le sette regole sono un approccio integrato, sequenziale e coerente per l’efficacia personale e interpersonale.
  Covey afferma che l’efficacia dipende da due cose: la produzione di risultati desiderati (P) e la capacità di produzione (CP). Essere efficaci, quindi, significa riuscire a bilanciare il desiderio di ottenere qualcosa con le risorse necessarie per ottenerlo, secondo il principio che l’autore chiama “equilibrio C/CP”.
  Le regole spiegate da Covey si possono dividere in tre gruppi:
  • le regole 1 (Sii proattivo), 2 (Comincia pensando alla fine) e 3 (Dai la precedenza alle priorità) riguardano la padronanza di sé e segnano il passaggio dalla dipendenza dagli altri all’indipendenza: aiutano a sviluppare il carattere e a ottenere successi privati;
  • le regole 4 (Pensa vinco/vinci), 5 (Prima cerca di capire, poi di farti capire) e 6 (Sinergizza) sono legate all’interdipendenza, cioè al lavoro di gruppo, alla cooperazione e alla comunicazione, e aiutano a ottenere successi pubblici;
  • le regola 7 (Affila la lama) riguarda il rinnovamento continuo delle quattro dimensioni della vita: fisica, sociale, spirituale e mentale. È la nostra capacità di produrre i risultati desiderati e di migliorarci sempre.


Che cosa c’entra un libro di crescita personale con l’organizzazione? 

   Tanto! Col mio lavoro, infatti, aiuto persone che stanno vivendo un cambiamento e ogni cambiamento, fortemente voluto o subito malgrado tutto, è un’opportunità di crescere, migliorarsi, rinnovarsi e diventare più se stesse. Il libro di Covey offre una visione d’insieme della situazione di partenza, del percorso in atto e dei risultati finali: un approccio fondamentale anche nell’organizzazione personale.
  La parte che più mi è piaciuta è il capitolo della regola 3 (Dai la precedenza alle priorità), perché si parla dei principi di gestione personale, di organizzazione e del buon uso del tempo. Ho gustato la “matrice del tempo”, spiegata da una prospettiva nuova e più ricca: merita un articolo tutto per sé (te ne parlerò presto)!

  Non so se sono riuscita a trasmetterti in poche righe la “vastità” di questo libro ormai trentenne… Posso consigliarti però di leggerlo appena puoi: dedicagli la tua attenzione, prendi appunti e metti in pratica i suoi suggerimenti; sono sicura che ti aiuterà a realizzare lo stile di vita dei tuoi sogni.


P.S. Per le prossime due settimane non pubblicherò articoli perché sono in vacanza. Se vuoi continuare a leggere di organizzazione personale, ho programmato la pubblicazione di alcuni vecchi articoli sulla pagina Facebook: buona lettura “amarcord” e buone feste!

Paroladordine si studia Covey Le 7 regole per avere successo

martedì 29 maggio 2018

Si studia! Il potere del riposo

La vita è fatta di incontri. Alcuni sembrano ricamati da una mano esperta, altri buttati a caso come in una partita a dadi. Alcuni sono frutto di coincidenze. Fatto sta che ero in stazione a Milano e nell’ora buca tra un treno e l’altro sono entrata in libreria, ho dato un’occhiata vagamente curiosa alle copertine dei libri e ho trovato lui: Il potere del riposo. Ottenere di più, lavorando di meno di Marcella Danon.

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Era gennaio, tra gli obiettivi per l’anno nuovo brillavano “lavorare meglio” e “vivere sano”. Era un segno del destino: l’ho preso, sfogliato, comprato e letto tutto d’un fiato.
Non mi sono pentita di questo acquisto “di pancia”, perché l’autrice spiega con parole sue quel che già sentivo con prepotenza: trovare l’equilibrio tra il fare e non fare, e che dal non fare può nascere un fare molto più armonioso, che fa bene a noi e al mondo che ci circonda.

Il testo è diviso in sette capitoli, che accompagnano chi legge a ragionare lungo un percorso, da quanto sia controproducente essere iperattivi e frenetici a quanto sia benefico – e naturale – riposarsi seguendo i propri ritmi. Gli esercizi suggeriti aiutano a mettere in pratica fin da subito i benefici del non fare.
L’iperattività compulsiva tipica della nostra società è la causa di molti errori, che richiedono tutta la nostra attenzione, il nostro tempo e la nostra energia. Per evitarli l’autrice suggerisce di fermarci e dedicarci a noi stessi, ritrovare il nostro ritmo e agire secondo i nostri reali (e naturali) desideri e bisogni.
Il riposo, infatti, è un bisogno fisiologico e un vantaggio non solo sul piano personale, ma anche per l’efficacia del lavoro: aiuta a ritrovare la creatività, a prendere decisioni, a risolvere i piccoli e i grandi problemi quotidiani. Se scegliamo di non farci assorbire dal lavoro e dagli impegni, possiamo rendere le nostre giornate più vive e scegliere le attività con cui esprimerci pienamente: tutto questo ci farà diventare persone migliori in ogni ambito della nostra esistenza e ci aprirà a ben più ampi orizzonti.

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Ed è questo il motivo per cui il libro mi è piaciuto. La frenesia del lavoro ci ha tolto ogni spontaneità, riposarci sembra quasi una perdita di tempo… Eppure dall’alternanza tra fare e non fare possiamo crescere, espanderci e “fiorire”.
Conosco sempre più persone che esauriscono l’energia perché hanno chiesto troppo a se stesse sul lavoro, con effetti spiacevoli anche in casa e in famiglia. Ritmi innaturali, resistenza portata al limite (anche oltre), finché il corpo pretende il giusto riposo e qualcosa si rompe: riaggiustare tutto, poi, è faticoso e doloroso.
A me è capitato un paio di volte, l’ultima tre anni fa e non mi è piaciuto affatto: da allora cerco di seguire ritmi più semplici, rifiutare gli impegni che non mi fanno bene (con garbo e senza sensi di colpa), dedicare più tempo al riposo e alle attività che mi piacciono. Non sempre è facile: se sei una persona entusiasta e innamorata del tuo lavoro, conosci bene questa situazione e le sue irresistibili tentazioni!

Ma c’è un altro motivo per cui il libro mi è piaciuto: l’ho incontrato per caso poco dopo aver deciso assieme a Fabiola Di Giov Angelo i contenuti del nostro evento Elogio della lentezza per la Settimana dell’organizzazione… Mi è sembrato un segno del destino.

Non hai potuto seguire il nostro evento e il titolo ti incuriosisce? 

Puoi scaricarne il testo per leggerlo con un semplice click


venerdì 9 febbraio 2018

Si studia! Trovalo! Parte 3

Amo le riviste d’arredamento, mi piace entrare nelle case altrui, godermi ogni particolare e chiedermi come poter migliorare casa nostra. Ecco perché non ho resistito di fronte al nuovo libro di Ikea: Trovalo! Parte 3. Creare spazio in dieci piccole case.

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Prima ci ha mostrato come ottimizzare gli spazi per scarpe e vestiti, poi in cucina e dispensa; adesso nelle case di piccole dimensioni.
Per trovare spazio e sfruttarlo in modo funzionale l’unica mossa efficace è uscire dagli schemi: abbandona le convenzioni e le abitudini, reinterpreta la funzione di mobili, accessori e persino delle stanze in cui vivi! Moltiplica lo spazio in altezza, dopo averlo fatto in larghezza e profondità: puoi trovare posto per le tue cose dove meno te l'aspetti.

Perché mi piace

  1. Lo stile semplice, divertente e coinvolgente. Ho divorato questo libro in un paio d’ore: eppure mi sembra di aver fatto un giro attorno al mondo e di aver conosciuto le vite e i sogni dei padroni di casa! 
  2. Lo stile di vita dei proprietari di casa. Decidere di abitare in un piccolo appartamento, affittare una parte di casa, preferire la periferia (ben collegata!) o il centro città, trasformare la casa di famiglia in una collettiva di artisti, seguire i propri sogni... Se si fanno scelte razionali, si può avere tutto ciò che si desidera e vivere felici. 
  3. Le funzioni variabili. Tutto può cambiare, anche l’utilizzo di una stanza (da sala da pranzo a camera da letto), di un mobile (da tavolo a portavasi) e di un accessorio (da letto a paravento). La necessità, davvero aguzza l’ingegno! 
  4. La visione in 3D. Quando aiuto le persone a organizzare gli spazi di casa, sfrutto i volumi e non solo le superfici (verticali e orizzontali) e spesso mi sento dire: “Non ci avevo mai pensato”! Nelle sue pubblicazioni e nei suoi allestimenti, Ikea è da sempre una gran sostenitrice della visione in 3D.

Da ogni casa (anche da quelle molto lontane dal mio stile) ho preso spunto per risolvere qualche inghippo a casa nostra. La mini-casa in cui ho lasciato il cuore? Quella della copertina: 25 mq con soffitto alto 3,5 m, un sedile-contenitore davanti alla portafinestra e al balcone da cui si vede il fiume, a trenta minuti di metropolitana dal centro della città. Un sogno!
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mercoledì 27 settembre 2017

Si studia! La regola dei 15 minuti...

Lo faccio dopo. Lavare i piatti, stendere il bucato, chiamare il dentista, fare benzina, telefonare per un'informazione, sistemare i documenti, piegare e mettere via i vestiti, eccetera, eccetera, eccetera. Lo faccio dopo - come se dopo fosse un tempo infinito e propizio: così rimandiamo di ora in ora, anzi di giorno in giorno. A volte ci sono cose che ci aspettano da mesi. Ohibò.

Non ho perso tempo ad acquistare e leggere La regola dei 15 minuti... Come smettere di rimandare e prendere il controllo della tua vita in un quarto d'ora di Caroline Buchanan.

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Si tratta di un manuale su come affrontare la vita, per fronteggiare tutte quelle incombenze che tendiamo a rimandare, e che col tempo diventano troppo pesanti da portarsi dietro.

La regola dei quindici minuti è un metodo semplice e molto potente per smettere di procrastinare e iniziare a fare, e vale per tutto: incombenze rimandate, sogni nel cassetto, decisioni da prendere, imprevisti da risolvere.
Utilizza elementi di Terapia Cognitiva Comportamentale, che aiuta a modificare le sensazioni causate da un cambiamento, correggendo il modo di pensare e il modo di fare.
È strutturata in sei fasi:
  1. Sentirsi ispirati. L'autrice consiglia di avere sempre sott'occhio questa frase di Goethe: "Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di poter fare, incominciala. L'audacia ha in sé genio, forza e magia. Incomincia adesso."
  2. Visualizzare. Immaginare il momento in cui si raggiunge l'obiettivo e assaporarlo, scrivere un progetto per visualizzarne l'obiettivo e memorizzarlo.
  3. Pianificare. Scegliere il momento preciso per iniziare (entro i prossimi tre giorni) e segnarlo in agenda.
  4. Prepararsi. Immaginare i cambiamenti positivi e scrivere qualsiasi idea passi per la mente.
  5. Applicare la regola dei quindici minuti. Impostare la sveglia e avviare il cronometro, concentrarsi sull'obiettivo e fare qualsiasi cosa per iniziare ad agire, fermarsi quando la sveglia suona.
  6. Ricompensarsi. Celebrare sempre le piccole e le grandi vittorie.

Perché la regola dei quindici minuti funziona? Funziona per due motivi principali:
  • perché quindici minuti sono abbastanza per agire e pochi per rischiare di perdersi via. Si comincia con tre sessioni da quindici minuti in tre giorni e, col tempo, si può modificare la regola in base alle necessità (30' o 45' oppure più sessioni da 15' in un giorno)
  • perché l'azione favorisce il benessere e più stiamo bene, più agiamo: è un circolo vizioso che aiuta a sconfiggere le cattive abitudini.

Il libro è ricco di informazioni interessanti (tratte dalle neuroscienze e da casi reali) e spunti su cui riflettere. Per esempio, l'ASSO nella manica, acronimo di l'Atteggiamento Sistema Sempre Ogni cosa: perché il modo in cui percepiamo qualcosa influisce sul modo in cui reagiamo.

Fra tutti mi è piaciuto in particolare il capitolo sulla buona volontà e l'entusiasmo. La buona volontà (capacità di voler far qualcosa; contrario di resistenza) e l'entusiamso (essere ispirati, slancio) sono gl'ingredienti per riuscire a fare e a raggiungere gli obiettivi: la combinazione di buona volontà ed entusiasmo è ciò che fa la differenza tra ottenere ciò che vogliamo e arrenderci ancora prima di iniziare, perché ci fornisce il propellente per raggiungere un obiettivo.
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giovedì 13 luglio 2017

Si studia! Il magico potere di sbattersene il ca**o

L'ho detto che voglio iniziare bene la seconda parte dell'anno, col piede giusto, o meglio: con l'atteggiamento giusto.
Poi, quasi per caso, mi capita in mano un libretto, letto mesi fa, prestato a un'amica e già quasi dimenticato. Lo sfoglio, tanto per rinfrescare la memoria, e mi ritrovo a leggerlo. Il titolo è molto evocativo: Il magico potere di sbattersene il ca**o di Sara Knight.
Se non è una coincidenza questa...!

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L'autrice, dopo aver letto e seguito il metodo KonMari si rende conto di poter fare la stessa cosa anche con gli sbattimenti, cioè tutto quello che facciamo per qualcosa o qualcuno ad alto consumo di tempo, energia e denaro. E lo fa con uno stile ironico, divertente e molto convincente!

Il libro è diviso in quattro capitoli, in cui l'autrice spiega i principi base, gli strumenti, le fasi e i benefeci del Metodo NotSorry (= per nulla dispiaciuti), che serve per riorganizzare il nostro spazio mentale.

Nel primo capitolo ci sono i fondamentali:

  • la differenza tra sbattersi per qualcosa/qualcuno (in senso positivo = preoccuparsi e impegnarsi in termini di tempo, energia, denaro) e sbattersene di qualcosa/qualcuno (in senso negativo = non voler dedicare tempo, energia, denaro)
  • essere consapevoli che è bene sbattersi per qualcosa/qualcuno solo se non ci crea fastidio e ci porta felicità
  • la non-stronzaggine è la combinazione di sincerità e gentilezza per diventare Illuminati (cioè liberi da sbattimenti indesiderati)
  • smettere di preoccuparsi di quello che pensano gli altri è la conditio sine qua non del metodo NotSorry
  • considerare le opinioni separatamente dalle emozioni
  • redigere il budget degli sbattimenti per capire il valore di ogni sbattimento, se possiamo permettercelo e amministrare di conseguenza tempo, energia e denaro


Nel secondo capitolo l'autrice descrive la Fase 1: decidere di sbattersene.
Si inizia  con l'inventario dello spazio mentale per identificare tutti gli sbattimenti che vogliamo attuare (le cose buone che danno felicità) e quelli che non vogliamo attuare (le cose inutili che creano fastidio). Si prosegue con la classificazione di tutti gli sbattimenti in quattro categorie (cose, lavoro, amici conoscenti e sconosciuti, famiglia). Infine si stralciano dalle quattro liste - una per categoria - le voci da eliminare, cioè gli sbattimenti nocivi.

Nel terzo capitolo si prosegue con la Fase 2: sbattersene.
Visualizzare i vantaggi acquisiti e focalizzare le voci all'interno delle categorie per noi più preziose, ci prepara a eliminare gli sbattimenti nocivi. Prima si eliminano gli sbattimenti facili da negare (che riguardano solo noi stessi), poi quelli mediamente difficili (i salassi assurdi di tempo, energia e denaro), quindi i più difficili (che coinvolgono altre persone con un'elevata possibilità di ferire la sensibilità altrui). Infine, otteniamo una lista di cose per cui desideriamo sbatterci.

Nel quarto capitolo l'autrice spiega come il potere magico di sbattersene trasforma la vita.
Perché l'obiettivo omnicomprensivo del Metodo NotSorry non è soltanto smettere di sbatterci per le cose che ci infastidiscono, ma liberarci in modo da poterci sbattere qualitativamente meglio per le cose che ci danno felicità.
Al termine della Fase 2, possiamo quantificare il tempo, l'energia e il denaro risparmiato: la via dell'Illuminazione è lastricata di ore recuperate, entusiasmo ritrovato, moneta sonante.
I benefici del riordino mentale, infatti, si ripercuotono su corpo, mente e anima

Il benefit aggiuntivo del Metodo NotSorry è il mio preferito:
affrontare la vita da un diverso punto di vista, quello di chi riesce a valutare rapidamente e con facilità qualsiasi situazione e ad agire di conseguenza. [...] Probabilmente vi renderete conto che [...] non avrete neppure bisogno di far entrare troppe cose nella vostra vita.

Credo che proverò con entusiasmo questo metodo: nonostante il lavoro degli ultimi anni, mi sono accorta di avere ancora (troppi) sbattimenti inutili.
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giovedì 30 marzo 2017

Si studia! Scrivere email, costruire relazioni

Non si finisce mai d'imparare, soprattutto nel mondo del lavoro.
Da quando sono diventata P.O. sono tanti gli aspetti "collaterali" da curare... il business plan, il personal branding, l'organizzazione del lavoro e pure la posta elettronica!
Ecco perché ho letto con attenzione Scrivere email, costruire relazioni di Annamaria Anelli, libro digitale edito da Zandegù.


L'autrice di lavoro risolve problemi di scrittura. Il suo pane quotidiano è farcito di parole: "aiuto le persone a raccontarsi e a descrivere la loro attività, collaboro con aziende e pubblica amministrazione sui temi della scrittura efficace e insegno, in aula, come scrivere in maniera più semplice, chiara e comprensibile".

Il testo è diviso in schede, in cui si concentra poca teoria (ma buona) e molti esempi.
Ci sono schede (Strumenti) per scrivere meglio, sia nei contenuti, sia nella forma visiva; altre (Applicazioni) per sciogliere ogni dubbio; altre ancora (Pause di riscrittura) per stimolare alla ri-lettura e alla ri-scrittura prima che il ditino prema l'invio.
Gli esempi sono il valore aggiunto di questo libro: lo stile dell'autrice è talmente fluente e armonioso, da aver voglia di diventar brava (ed efficace) come lei.

Sembra scritto per me: i messaggi di posta elettronica non sono il mio forte. Cerco di essere sempre spontanea, ma non so mai "quanto" spontanea!
Col suo libro l'autrice ha dissipato ogni dubbio e ho imparato a scrivere messaggi di posta elettronica con la stessa cura e passione con cui scrivo gli articoli del blog: pensando a te e alla relazione che stiamo costruendo.

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martedì 13 settembre 2016

Si studia! 96 lezioni di felicità

Mentre percorro la corsia dei libri al supermercato, m'imbatto nel libro 96 lezioni di felicità. Tutti i segreti del Metodo Konmari di Marie Kondo. Lo sfoglio e decido di acquistarlo.

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Il libro è una guida illustrata per spiegare il Metodo Konmari, utile per chi vuole migliorare le proprie capacità di riordino e organizzazione degli spazi di casa. Non è adatto, invece, a chi non ha ancora deciso di lanciarsi nella "maratona del riordino": un libro del genere potrebbe addirittura peggiorare la situazione (!!!), dice l'autrice.
Le 96 lezioni di felicità sono suddivise tra l'introduzione (lezione 1), in cui l'autrice spiega le sei regole del riordino, la prima parte (capitoli 1-3, lezioni 2-25) con i consigli di Konmari per il riordino, la seconda parte (capitoli 4-8, lezioni 26-83) con l'enciclopedia del riordino e la terza parte (capitoli 9-10, lezioni 84-96) in cui si parla delle conseguenze positive del risultato raggiunto. 

Il Metodo Konmari si può riassumere così: 

  • per rimettere ordine nella tua casa (e nella tua vita) deve scattare qualcosa che si trasforma in decisione, determinazione e forza di volontà
  • quel qualcosa non è altro che la consapevolezza di che cosa vuoi da te stessa, dagli altri, dalla vita (l'autrice lo chiama stile di vita ideale)
  • forte della consapevolezza e della determinazione, ora puoi iniziare a eliminare il superfluo; tutto il superfluo: prima elimini, poi organizzi - per sapere come organizzare, infatti, devi sapere che cosa organizzare!
  • non procedere stanza per stanza, ma categoria per categoria: in questo modo puoi stimarne il volume complessivo
  • segui l'ordine giusto per procedere, dalla categoria più facile alla più difficile, come fosse un allenamento: vestiti, libri, carte, oggetti misti (con tante sottocategorie) e ricordi
  • il criterio per decidere cosa tenere o cosa buttare sta nella capacità dell'oggetto di irradiare felicità 

Quando leggo, non posso fare a meno di "italianizzare" il Metodo Konmari, confrontandolo con la mia esperienza personale. Mi rendo conto che, in fin dei conti, si basa su principi universali: tanto senso pratico e una buona conoscenza di come funziona il nostro cervello.
Tutto inizia sempre con una cosa in apparenza semplice - ma non lo è: sentire il bisogno di migliorare il proprio stile di vita (celo!). Semplicità, invece di difficoltà; armonia, invece di confusione; divertimento, invece di noia; amore, invece di arrabbiature. Se desideri il cambiamento, vuoi renderlo reale e, sii sicura: ci riesci.
Per soddisfare questo bisogno, viene spontaneo eliminare tutto ciò che è "stonato" e circondarti solo di ciò che ti fa star bene (celo!). Come ho imparato da Mayda e sentito a pelle, la bellezza è un ottimo deterrente alla confusione.
Voglio provare a organizzare casa nostra categoria per categoria, invece che stanza per stanza (manca!) e seguendo l'ordine dell'autrice (manca!): i vestiti sono a posto, ora tocca ai libri - ahiomamma!
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Della stessa autrice: Il magico potere del riordino. Il metodo giapponese che trasforma i vostri spazi e la vostra vita

martedì 12 luglio 2016

Si studia! Chi ha paura del business plan?

Quando si inizia un'attività in proprio, bisogna avere le idee chiare - altrimenti tutto rischia di andare a rotoli. Ecco perché ho deciso di darmi all'abc con Chi ha paura del business plan? di Francesca Marano.

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In effetti, questo è il libro che apre la collana  I prof di Zandegù (io ho iniziato dal secondo, continuato col terzo e poi son tornata al primo - ops!) e un motivo c'è: il business plan (o piano d'impresa in italiano) è il primo passo per realizzare la propria attività e far sì che funzioni nel tempo.
Metto le mani avanti e dichiaro - non senza un po' di rossore sulle guance - di averlo letto tutto con estrema attenzione, di aver scaricato gli esercizi e di non aver ancora applicato gli insegnamenti dell'autrice: ho bisogno di tranquillità mentale e molta concentrazione, ma sento che il momento si sta avvicinando.

Il libro è diviso in tredici capitoli e comprende schede di lavoro e esercizi, per accompagnarti passo dopo passo alla compilazione di un business plan creativo: cioè un documento serio ma informale, sicuro di sé (e della tua attività) e brillante - anche per l'uso libero di brillantini ed effetti speciali!
Come dice Francesca Marano, il busienss plan è importante anche per i piccoli business e per i freelance ed è assolutamente indipendente dalla forma. Per questo ha sviluppato un metodo per fare business plan creativo con modalità italiane. E con modalità tutte "maraniane", aggiungerei io: il suo stile inconfondibile, seriamente divertente, rende il tutto più facile da affrontare.

Questi sono i passaggi (e le domande) fondamentali del metodo Marano:

  1. "come porto a casa i soldi?", per stabilire il business model (o modello d'impresa), cioè che cosa vendo e come - prodotti, servizi, in un negozio reale o in uno virtuale...
  2. "chi sono e che cosa faccio?", per definire la figura professionale e il lavoro in modo commerciale, cioè in un modo che faccia vendere
  3. "per chi lo faccio?", per profilare il cliente, fondamentale per creare dei prodotti che vendono
  4. "quali problemi ha il mio cliente?", per individuare i suoi bisogni, trovare la soluzione giusta, promuoverla più facilmente e venderla
  5. "perché faccio quello che faccio?",  per stabilire la missione dell'attività e distinguersi dagli altri professionisti del settore
  6.  "che cosa voglio promuovere?", per scegliere tra le varie idee i primi quattro servizi/prodotti da analizzare e promuovere nel corso dell'anno
  7. "come voglio promuoverlo?", per scegliere due o tre canali di promozione (reali e/o virtuali) 
  8. "come analizzo e pianifico le operazioni di marketing?", affinché ogni attività di promozione sia il più possibile efficace e proficua, identificandone il canale, l'obiettivo, il messaggio, le operazioni da effettuare, le risorse, i costi, le misurazioni (di tempo, di luogo), le conclusioni
  9. "quanto mi costo?", per individuare i costi dell'attività e per capire se ci sono voci su cui si sta spendendo troppo senza un ritorno di investimento adeguato
  10. "quanto devo guadagnare davvero?", per non coprire solo i costi, ma darsi anche uno stipendio in linea con la professionalità e l'esperienza, stabilire una soglia sotto cui non scendere mai, scegliere la politica dei prezzi (cioè posizionarsi sul mercato), fare i prezzi (cioè creare un listino) e differenziare le entrate tramite una serie di offerte
  11. "qual è il mio entourage?",  per identificare un sistema di supporto senza cui ben difficilmente si va avanti, cioè la famiglia, la rete di professionisti, i fornitori (commercialista, avvocato, legati all'attività)
Alla fine del percorso ecco pronto il business plan! Creativo, all'italiana, su misura e a portata di mano per tutte le volte che serve. 
Ciao, vado a farlo ^_^
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martedì 14 giugno 2016

Si studia! Trovalo! Parte 2

Va bene, scopriamo gli altarini:
  1. adoro organizzare le cucine (più sono piccole, più mi diverto)
  2. sono una perfezionista consapevole che la perfezione è un miraggio
  3. seguo delle regole ben precise*
  4. non amo cucinare (però amo bere tè), ecco perché la mia cucina deve essere assai organizzata
  5. ho cambiato forma e sostanza alla mia cucina almeno quattro volte in otto anni (4/8, una buona media)
Per questi e altri motivi (ai libri Ikea non so resistere!) ho davvero gioito del nuovo volume Trovato! Parte 2. Organizzare cucina e dispensa in dieci case di Ikea.

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Sogno a occhi aperti e mi perdo nelle bellissime immagini delle dieci cucine sparse per il mondo. Poi giungo alle ultime pagine e trovo un tripudio di dritte per rendere funzionale la stanza cruciale di ogni famiglia.
In particolare, è molto interessante la parte in cui si danno consigli su come organizzare una cucina nuova e come riorganizzare, con grandi o piccoli cambiamenti, una cucina vecchia. In ogni caso, il punto di partenza è un'attenta pianificazione.
  • La prima cosa da fare è progettare. Una cucina è perfettamente organizzata se è stata progettata con attenzione; e il progetto della cucina ideale parte da una domanda: che tipo di cuoco sei? 
  • Il secondo passo è agevolare il flusso. Tutte le azioni che si svolgono in cucina devono essere armoniche e prive di intralci: si prendono gli alimenti dall'area di conservazione, si lavano nell'area di lavaggio, si preparano nell'area di preparazione, si cuociono nell'area cottura, infine si servono. Le aree devono essere contigue, ben definite e dotate di tutti quegli strumenti necessari per svolgere le diverse attività. 
  • Nel caso di cucine da riorganizzare, la mossa successiva è fare un repulisti. Si svuotano i mobili e si fa l'inventario per vedere se c'è qualcosa che non si utilizza mai e capire di quanti armadi e cassetti c'è bisogno.
  • Ora rimane solo da ripensare agli spazi. Per rendere più funzionale la cucina si valuta che cosa aggiungere (un carrello, delle barre magnetiche per i coltelli, ...) o sostituire (dei pensili poco profondi invece di mobili profondi, vetrinette al posto di ante, ...).
La mia cucina preferita è la numero tre, quella di Åsa: occupa un'intera parete con pensili fino al soffitto, bianca splendente e marmo, con un blocco per dispensa, frigo-congelatore e forno, e un'isola centrale. Un sogno!
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* Vuoi sapere quali sono le mie regole per organizzare la cucina? Eccole (valgono anche per altri spazi di casa):
  • sotto mobili profondi con cassetti e cassettoni - per sfruttare tutto lo spazio in profondità e in altezza, per vedere tutto il contenuto con uno sguardo dall'alto e per evitare di giocare a nascondino con gli oggetti in posizioni scomode
  • sopra mobili poco profondi con ante - per sfruttare tutto lo spazio in profondità e in altezza, per vedere tutto il contenuto con uno sguardo frontale (no doppie e triple file!) e per evitare di giocare a tetris in bilico sulla scala
  • sfruttare tutte le superfici in ogni direzione - non esiste solo la larghezza e la profondità dei mobili, ma anche l'altezza, da sfruttare aggiungendo più ripiani e appendendo ganci all'interno delle ante
  • dividere per moltiplicare - dividere lo spazio disponibile del mobile in spazi più piccoli con contenitori e ripiani, ci fa stare più cose
  • metter via gli oggetti che s'impolverano - tutto quello che si usa poco va ritirato nei mobili, al riparo da unto, umidità, polvere e sporco
  • lasciar fuori gli oggetti che non fanno in tempo a impolverarsi - tutto quello che si usa spesso va lasciato sul piano di lavoro a portata di mano
  • mettere ogni cosa dove serve - e non dove c'è spazio, altrimenti è una fatica in più

martedì 10 maggio 2016

Si studia! Guadagnare un'ora al giorno

L'ottimizzazione del tempo sta diventando sempre più importante per me: ho in testa mille +1 idee da realizzare, ma solo due mani e ventiquattro ore da sessanta minuti al giorno - come tutti.  Perciò studiare un nuovo libro sull'argomento è ogni volta una bella esperienza; questa volta tocca a Guadagnare un'ora al giorno (e vivere felici!) di Michael Heppell, suggerito nella bibliografia APOI.

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Il libro è diviso in otto capitoli, che segnano il percorso da seguire per riuscire a guadagnare un'ora al giorno. L'autore, però, inizia subito con un consiglio spassionato: sfogliare il libro, decidere da quale parte iniziare, leggerla e darsi da fare. Perché il segreto non sta nel conoscere, ma nel mettere in pratica!

Be', io voglio seguire tutto il percorso, perciò...
  1. Trovo il mio obiettivo chiaro (un'ora al giorno libera da qualsiasi impegno - e pensiero - da dedicare solo a me stessa) e la mia motivazione forte (shhh, è un segreto!). Se ci penso, mi spunta un sorriso sulle labbra: lo voglio fare, perché mi fa stare bene.
    Heppell suggerisce di dividere la giornata in blocchi da quindici minuti ciascuno e di segnare, per sette giorni consecutivi, come passiamo il tempo in ogni blocco. Ci accorgeremo subito di una cosa: possedere troppe cose rallenta, fa sprecare minuti e crea energia negativa. Ecco perché è importante fare una cernita di cosa tenere, mettere tutto in ordine, archiviare (viva le etichettatrici!) e tenere traccia di come usiamo il tempo.
  2. Supero la tendenza a rimandare: si rimanda perché non si sa prendere una decisione, per paura oppure per pigrizia. Io cedo al "lo faccio dopo" quando vivo un periodo difficile: la forza di volontà e le sane abitudini vengono meno, e recuperare è difficile. Ma, come ricorda l'autore, è tutta questione di allenamento: solo così il circolo vizioso (procrastinare) si trasforma in un circolo virtuoso (agire)
  3. Scrivo le mie liste delle cose da fare: e lo faccio seguendo il consiglio di Heppell. Ogni sera scrivo sulla mia agenda le cinque cose più importanti da fare il giorno dopo, e il giorno dopo le faccio. Se fossi confusa o sopraffatta dai troppi impegni, la Tabella Temporale delle Priorità - in cui a ogni impegno do un voto da 1 a 10 per importanza e urgenza - mi può aiutare a capire cosa fare subito, cosa delegare, cosa segnare in agenda e cosa ignorare. 
  4. Gestisco le distrazioni: lavoro soprattutto da casa e le mie distrazioni sono quelle classiche - computer, vari supporti elettronici, telefono, citofono, necessità del Baldo (poverino). Ma l'autore parla anche di Ladri di Tempo, cioè quelle persone che per un motivo o per l'altro si sentono in dovere di distrarti da quel che stai facendo: sventare i loro tentativi e imparare a dire no (con educazione e fermezza) alle loro richieste rientra tra le abilità per risparmiare tempo.
  5. Guadagno tempo a casa: casa nostra è in continuo divenire, ci sono mille cose da fare, tanta voglia iniziale e tanto stress finale. Mentre il marito ristruttura/rivoluziona casa, io lavoro per renderla il più possibile il regno del riposo e della cura di sé: riordino una stanza al giorno, per mezz'ora ogni mattina prima di lavorare; seguo una dieta semplice e ripetitiva (tante verdure e poche "schifezze"), perciò fare la spesa e programmare i pasti è diventata una facile abitudine; in pausa pranzo cuocio al forno le verdure per la cena e da congelare; archivio i documenti di casa e uso la centrale di comando; delego al marito la contabilità di casa.
  6. Guadagno tempo al lavoro: non ho riunioni, né capi a cui chiedere di svolgere solo compiti brillanti, né colleghi o dipendenti a cui delegare; in compenso riduco al minimo l'uso della posta elettronica. Il prossimo passo sarà migliorare l'organizzazione dei documenti nelle varie cartelle (soprattutto le foto!).
Tra le tecniche avanzate proposte dall'autore, rimango colpita dal sistema chiamato Giorni Per me, Per gli affari, Per tutto il resto. Da qualche tempo pensavo di assegnare a ogni giorno della settimana un tipo diverso di impegni, ma ero indecisa su come procedere: ora penso di affidarmi al suo sistema, già collaudato e funzionante. All'inizio di ogni mese divido i giorni nelle tre categorie e durante il mese mi occupo solo dei compiti che riguardano la categoria di quel giorno: nei Giorni Per me mi dedicherò solo al mio benessere, nei Giorni Per gli affari lavorerò solo alle cinque attività principali (quelle segnate nella lista delle cose da fare), nei Giorni Per tutto il resto svolgerò tutti quei compiti noiosi, ma necessari per gestire e trovare il tempo negli altri giorni (riordino, pulizie, spesa, fissare appuntamenti, pagare bollette, eccetera, eccetera).

Alla fine del libro, mi rendo conto che l'autore ha ragione: esistono molti sistemi per gestire il tempo e i propri impegni, ma le idee semplici sono le uniche vincenti.
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martedì 19 aprile 2016

Si studia! Chi sono e che cosa faccio

Ho ripreso in mano i libri (in primis Tutto fa branding di Gioia Gottini) e mi son data da fare. Ho studiato, scritto, cancellato, immaginato, riscritto e, soprattutto, pensato a te.
Perché mi sono accorta di non essermi mai presentata sul serio: ti dicevo dove vivo, con chi vivo e che cosa mi piace fare nella vita - bom, nulla di più.
Non ti raccontavo chi sono, né perché ho aperto questo blog, né che cosa faccio nella vita, soprattutto che cosa posso fare per te.

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Così mi sono impegnata e ho scritto due pagine, quelle qui sopra - CHI SONO e CHE COSA FACCIO. Le ho scritte mettendoci tutta me stessa, perché essere una moltiplicatrice di spazi per me è davvero importante: aiuto le persone a trasformare la confusione in certezza, il caos in armonia e a vedere la vita da un nuovo punto di vista - più sereno. 

Se hai voglia di leggerle e poi di dirmi cosa ne pensi, te ne sarò grata: le ho scritte per te e il tuo parere per me è prezioso.

martedì 15 marzo 2016

Si studia! Trovalo!

La mia ultima visita all'Ikea è stata per lavoro: accompagnavo una cliente ed ero concentrata a confrontare alcuni prodotti nuovi con altri fuori produzione (un vero peccato, certi erano i miei favoriti), quando mi è capitato tra le mani un libro che ha attirato subito la mia attenzione, Trovato! Parte 1. Organizzare scarpe e vestiti. Preso al volo.

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Adoro i libri di Ikea. Sono belli, pieni di curiosità e utili. E, sì, fanno anche un po' sognare!
Dalle pagine di questo libro possiamo entrare in otto case, diverse per stile, passioni e necessità delle famiglie che vi abitano, per prendere spunti su come organizzare il guardaroba. E, dopo, tuffarci nei tanti consigli: da un'attenta pianificazione, alle diverse soluzioni in base allo spazio a disposizione (dalla sedia, il guardaroba più semplice del mondo, alla cabina-armadio), fino a una guida rapida per creare - e mantenere - il guardaroba perfetto. Infine, ultimo ma non ultimo, il consiglio pratico numero uno: appendere uno, cinque, sette ganci in ogni stanza!

Ma è l'introduzione a catturarmi. Leggo di motivazione al cambiamento, di domande da porsi per essere consapevoli nelle scelte, di flusso e in particolare di flusso di vestiti - semplice e lineare: inizia con il bisogno di nuovi abiti (acquisto), continua con la cura (lava & stira) e termina con la fine dell'uso (vendita, dono, eliminazione). Eppure - mi vien da pensare - a volte nelle nostre case il flusso s'interrompe poco dopo la fase iniziale e provoca ribellioni di stoffe e bottoni...
Ikea offre una soluzione e parla di Lean, la filosofia produttiva della minimizzazione degli sprechi, che, applicata alla quotidianità della vita domestica, ci può far superare quei momenti di crisi (vedi sopra). Se seguiamo il flusso senza interruzioni, infatti, guadagniamo una casa armoniosa, tempo libero, energie fresche e autostima: quando agiamo con consapevolezza, assecondando la natura delle cose, e godiamo dei risultati, ci sentiamo gratificate e forti - in pace con noi stesse. Sospiro.
Uno dei principi guida di questa filosofia è il miglioramento costante, che è un vero e proprio cambiamento di prospettiva: perché vedere i problemi organizzativi come opportunità celate ci fa pensare in modo costruttivo e quindi trovare le giuste soluzioni; e, come effetto (quasi esaltante) opportunità e soluzioni generano energia positiva e spingono in avanti!

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P.S. La mia casa preferita è la otto, e la tua?

martedì 9 febbraio 2016

Si studia! Apartment therapy

Ci sono libri che, tra una parola e l'altra, riescono a seminare nuove sensazioni e nuovi bisogni. Altri, invece, sanno dare conferme e dissipare dubbi. È così che, mentre sento forte il desiderio di rendere più sana e armoniosa casa nostra, incontro Apartment therapy. Come portare equilibrio, salute e benessere nei propri spazi di Maxwell Gilligham-Ryan, uno dei testi proposti nella bibliografia di Apoi.

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L'autore ha inventato un lavoro "diverso": il terapista dell'appartamento (puoi seguire la sua attività sul blog Apartment Therapy). Ha unito le sue esperienze nell'arredamento d'interni e nell'insegnamento in una scuola steineriana per aiutare le persone a migliorare la propria vita migliorando la loro casa. Una casa bella è sana, tranquilla, organizzata e aperta: la bellezza non è soltanto il suo aspetto esteriore, ma anche la forza che ci sostiene mentre svolgiamo le nostre attività.

La terapia consiste in una cura di otto settimane per risolvere da soli i problemi con le nostre case.
Nella prima parte del libro l'autore ci spiega la causa dei problemi che ci inducono a essere insoddisfatti e a viver male in casa nostra: assimiliamo troppo e smaltiamo troppo poco.
Ci aiuta a capire se siamo persone fredde, meticolose e poco interessate alla casa, che devono imparare a prendersene cura; oppure persone calde, disordinate e ossessionate dalla casa, che al contrario, devono saper lasciare andare.
Ci invita a osservare la nostra casa da due punti di vista nuovi: il flusso, cioè il passaggio di energia attraverso uno spazio, e il suo corpo, formato dalle ossa (la struttura fisica della casa), dal respiro (la disposizione degli oggetti), dal cuore (la vita emotiva) e dalla testa (lo scopo, cioè che cosa facciamo nelle varie stanze della casa).
La seconda parte del libro, invece, è interamente dedicata alla Cura di Otto Settimane, spiegata passo per passo: otto settimane sono il lasso di tempo ideale per creare nuove sane abitudini. In questi due mesi possiamo dedicarci al Trattamento Profondo per rivitalizzare in profondità la casa con la minima spesa, oppure al Rimedio per trasformare una sola stanza. Dopo sarà solo questione di manutenzione ed esercizio costante e quotidiano, perché facendo poco ogni giorno si può realizzare tanto, alla lunga.
Alla fine del libro l'autore dà alcuni suggerimenti per mantenere le buone e sane abitudini. La migliore in assoluto per me? Dare quattro feste all'anno! Perché la bellezza è fatta anche di risate, chiacchiere e tempo ben vissuto.
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Questo libro mi è piaciuto tanto e di sicuro lo riprenderò in mano per provare la Cura delle Otto Settimane. Ho un rapporto di amore-odio con casa nostra: mi sono innamorata del suo carattere, ma soffro per la lontananza da ogni comodità e vivacità cittadina. Per qualche tempo l'ho trascurata e solo da qualche mese stiamo facendo pace: organizzo i suoi spazi, mi prendo cura di lei e lei mi ripaga con una carica di serenità, armonia e forza.

Curiosità - Tu a quale tipo di persona appartieni, fredda o calda? Io sono una persona calda e sto imparando a lasciare andare. Giuro.

mercoledì 16 dicembre 2015

Si studia! Solopreneur

Preventivi, progetti, telefonate, riunioni, contatti, email, appuntamenti... Tutto questo rientra nelle gioie quotidiane di chi lavora in proprio e mai come in questi giorni mi ritrovo ad essere molto "gioiosa". Se mi confronto con altre persone, uno degli argomenti più caldi è: cosa usare per tenere sotto controllo tutto quanto.
Ecco. Per fortuna c'è il libro Solopreneur. L'organizzazione del lavoro (in proprio) spiegata semplice di Francesca Marano.

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L'autrice è Francesca Marano, consulente, formatrice e autrice dalla penna arguta (questo è il suo secondo libro per la casa editrice Zandegù), nonché fondatrice di C+B, la casa+bottega delle imprenditrici italiane.
Il libro è una guida pratica alle strategie e agli strumenti (cartacei e digitali) necessari per poter fare il salto da libera professionista a imprenditrice... senza perdere nulla per strada. L'autrice esprime le sue preferenze, spiega l'utilità e il funzionamento di strategie e strumenti, e, soprattutto, cosa funziona per lei. In poche parole, mette a disposizione i suoi vent'anni di esperienza professionale.

Libro illuminante, soprattutto per una preistorica come me, che preferirebbe tener traccia di tutto a mano e si strugge d'amore-e-odio per la tecnologia.
Durante la lettura, cercavo di capire quali fossero i miei sentimenti, le mie (poche) esperienze e, soprattutto, le mie intenzioni. Per riassumere: con la carta vado forte, con la tecnologia ci provo:
  • per gestire gli impegni uso solo agende e taccuini cartacei. Sul taccuino segno di volta in volta gli impegni, le idee e le attività, che poi riporto nelle liste delle "cento cose da fare +1" divise per categorie (progetti in corso, progetti futuri, blog, lavori, casa, gite e molto altro). La mia agenda è piccola ma funzionale: nella tabella mensile (un mese per pagina) scrivo le scadenze di lavoro, gli appuntamenti e gli anniversari; nel diario settimanale (una settimana di sei colonne su due pagine divise in ore) segno le attività da svolgere in un orario e in un giorno preciso. Ho anche l'agenda da blogger, sto meditando di realizzare un'agenda familiare e dal primo di gennaio useremo il Calendario di Paroladordine per la Famiglia.
    Cioè, viva la carta! {Ho provato a usare le agende digitali, ma non mi ci trovo - e poi, sul più bello, si spengono...}
  • sono forte con gli archivi cartacei, ma con le informazioni digitali un po' meno. In queste vacanze invernali voglio provare il "sistema Marano": selezionare e dividere in cinque categorie - password (son tante, con due lavori, tre blog, riunioni tecnologiche e una manciata di progetti diversi con collaboratori, professionisti, aziende, amiche e colleghi), dati dei clienti, fonti di aggiornamento e informazione, ispirazione, documenti vari
  • di tutte le app e i programmi citati (li ho contati, sono cinquantaquattro - ma potrei averne dimenticato qualcuno) sono pochi quelli che conosco e ancor meno quelli che uso. Faccio amicizia con cose tecnologiche legate al divertimento, mentre "subisco" l'uso di alcuni programmi di lavoro condiviso. Con l'eccezione di Google Drive: lo adoro, mi piace per la sua ubiquità e i diversi livelli di condivisione dei documenti, non posso più farne a meno.
    Dopo aver letto il libro, m'è venuta voglia di provare l'app Rescue Time, che registra tutto quello che viene fatto sul computer, quanto tempo si passa su un sito o su un programma e produce un report: sarebbe come tenere un diario alimentare prima di mettersi a dieta! 
  • l'email, ovvero il male: se esiste un club "email, ti odio", voglio farne parte. Punto
Due cose mi son piaciute in maniera particolare di questo libro: la spiegazione del "metodo Marano", descritto fase per fase, con consigli pratici e richiami all'esperienza - da testare al più presto (prima che sia tardi!); l'argomento ambizione.
L'ambizione non è una brutta cosa, anzi: è voglia di crescere e la crescita (personale e professionale) è sempre un'ottima prospettiva. Lo confesso, sono una persona ambiziosa: il mio terrore più grande è di non andare avanti e ultimamente mi sono ritrovata a dire spesso "Preferisco essere contenta, che accontentarmi".
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martedì 24 novembre 2015

Si studia! Detto, fatto!

Ho aspettato tanto prima di poter prendere tra le mani questo libro, ero sicura che mi avrebbe aperto la mente verso nuovi orizzonti. E così è stato: appena arrivato in libreria, l'ho letto, sottolineato, ne ho preso appunti e fatto degli schemi riassuntivi - insomma, l'ho mangiato e assimilato. Il testo è Detto, fatto! di David Allen, consigliato nella bibliografia di Apoi e considerato il libro sacro dell'organizzazione personale.

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L'autore, infatti, insegna l'arte dell'efficienza, cioè l'arte di fare le cose senza sprecare risorse e tempo: il massimo! Il suo metodo si chiama GTD, acronimo di Getting Things Done, ed è spiegato nelle tre parti in cui è diviso il libro, dai titoli molto evocativi e incoraggianti: l'arte di fare le cose, produttività senza stress e l'efficacia dei principi chiave.
Parliamone.
In questi ultimi sessanta anni la qualità della vita è aumentata in maniera straordinaria, eppure la nostra vita non è migliorata, anzi: siamo più stressati. Enormi masse d'informazioni provenienti dall'esterno, un numero insostenibile di idee e di impegni presi con noi e con gli altri... ci mandano letteralmente in tilt! Non abbiamo più il controllo di ciò che dobbiamo fare, sia sul lavoro sia nella vita privata: diciamo di non avere tempo, le decisioni ci mettono ansia e per questo procrastiniamo, gli imprevisti ci travolgono, le interruzioni ci stressano. Speriamo in un futuro migliore, ma non siamo in grado di prenderci cura del nostro presente. 
Non so se è così anche per te, ma di sicuro per me lo è stato. La sensazione che provavo era quella di ospitare un nido di calabroni impazziti nella mia povera testa! Tutti gli impegni, cioè le fatidiche "cose da fare" non ancora fatte, continuavano a rimbalzarmi in mente come palline impazzite, e il venir meno continuamente alle "promesse" (oggi fo questo, codesto e pure quello!) mi faceva vivere un fallimento costante. Finché non ho preso in mano la situazione.

L'autore mostra come avere la completa padronanza su tutto, rimanere rilassati e portare a termine progetti importanti con il minimo sforzo, sia in ambito professionale sia nella vita privata, seguendo il buon senso e il funzionamento naturale del nostro cervello.
Lo scopo è liberare la mente dalle "cose da fare" e farle. Come? Attraverso una buona gestione del lavoro (sia professionale, sia privato) e un'attenta pianificazione:
  • il controllo orizzontale ci permette di gestire tutte le cose da fare contemporaneamente: prima raccogliamo tutte le informazioni riguardo alle questioni in sospeso; poi le esaminiamo per capire che cosa sono e se si possono fare subito; quindi le organizziamo, trascrivendole in liste o archiviandole come materiale da consultare; verifichiamo le liste e gli archivi almeno una volta alla settimana; infine facciamo, prendendo delle decisioni - e con il pieno controllo delle cose da fare, decidere vien facile come bere un bicchiere d'acqua!
  • il controllo verticale ci aiuta a gestire tutte le cose da fare relative a un singolo progetto: identifichiamo lo scopo, cioè perché vogliamo realizzare il progetto; definiamo i principi che guidano il progetto; visualizziamo il risultato, per generare nuove idee e nuovi pensieri; facciamo brainstorming, catturando tutte le idee che ci vengono in mente in maniera disordinata; organizziamo le idee; ci chiediamo quali sono le prossime attività necessarie per realizzarle
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In casa abbiamo deciso di applicare il sistema GTD alle nostre vite professionali e private: ci siamo già muniti di calendari*, agende e taccuini per registrare ogni idea e dirigere l'orchestra dei nostri infiniti progetti: ti terrò aggiornata e ti racconterò come procede questa rivoluzione a due (il Baldo si rifiuta di partecipare: dice di aver già sotto controllo le sue cose da fare - nanna, pappa, gioco, passeggiata, coccole)!


Buona organizzazione

* Il Calendario di Paroladordine per la Famiglia è uno dei progetti a cui sto lavorando: segui gli sviluppi sulla pagina Facebook, ti aggiornerò presto! 

martedì 13 ottobre 2015

Si studia! L'arte delle liste

Tra gli scaffali delle librerie, a caccia di un libro assolutamente introvabile, mi sono imbattutta in L'arte delle liste. Semplificare e organizzare. Conoscere meglio se stessi. Arricchire la propria vita di Dominique Loreau.
Adoro fare liste. Scrivere blu su bianco un elenco di parole che mi collegano alla vita quotidiana, mi chiarisce le idee, mi libera da ansie, mi fa sentire efficiente, mi riempie di voglia di fare: cosa c'è di più catartico della semplice azione di tirare una riga su una voce dopo l'altra della famosa lista delle cose da fare? 

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È un libro piccolo, ma già dal sottotitolo promette grandi cose. È diviso in sei capitoli ed è un crescendo di utili consigli: non solo per semplificare la propria vita, ma anche per conoscersi meglio, trovare la via giusta ed essere appagati da ciò che si è e si fa. Un percorso completo, insomma, che dal caos conduce alla serenità, alla felicità e all'appagamento dell'anima.
Ti lascio la curiosità di scoprire i suoi insegnamenti per imparare a conoscersi meglio e valorizzarsi, e per prendersi cura di sé e della propria felicità. Qui, invece, ti parlo dei due capitoli iniziali e dell'ultimo, più pratici e legati all'organizzazione.

Secondo l'autrice, la nostra vita è fatta di liste che aiutano a controllare gli impegni, le cose da fare, il nostro tempo, lo stress quotidiano: compilare elenchi [...] è un sistema per arricchirsi, coadiuvare la memoria, rinfrescarla e vivere più intensamente.
Dominique Loreau inizia a descrivere come e quali liste compilare per semplificare e organizzare il quotidiano: il nostro rapporto col tempo, col denaro, con il cibo e l'alimentazione, con la salute e la bellezza, con i lavori domestici, con i viaggi, con gli oggetti da eliminare. Sottolinea l'importanza di comprendere la priorità di ogni nostro impegno sul lavoro, in famiglia, in casa e con noi stesse, e di non perdersi d'animo e non procrastinare ma agire. Il segreto di una vita ben vissuta, lo dice spesso, è agire.
Nell'ultimo capitolo l'autrice consiglia quali supporti utilizzare e come compilare le liste. Meglio un taccuino di piccole dimensioni da tenere sempre con sé (celo!) su cui trascrivere le informazioni, le idee, qualsiasi cosa nel momento stesso in cui sia mecessario farlo. Gli appunti presi sul taccuino costituiscono un po' la brutta delle liste definitive. Le liste definitive vanno scritte, invece, su supporti "infiniti": il computer, se sei tecnologica, oppure un quaderno ad anelli di 30 mm di diametro; e quando il quaderno ad nelli è colmo, puoi archiviare le vecchie liste in altri quaderni ad anelli dedicati a singoli argomenti. L'autrice consiglia fogli di carta a quadretti di 5 mm (i miei preferiti): sono l'ideale per scrivere su ogni riga, in maniera chiara e ordinata
Dà consigli anche su come fare le liste: non sempre è facile e intuitivo trovare il sistema giusto per archiviare le liste. Puoi usare fogli di colori diversi per ogni categoria di argomento, dividere il foglio in due colonne per certi tipi di liste, usare un colore diverso per ogni umore, scrivere in una calligrafia d'altri tempi, dare forme alle liste (come le poesie dei Futuristi), disegnare invece che scrivere, aggiungere fotografie o ritagli di giornale... Puoi fare tutto quello che ti suggerisce la fantasia.
È importante, però, che ogni lista abbia un titolo e che l'elenco comprenda voci inerenti solo al tema del titolo: tutto ciò che è al di fuori, va eliminato e spostato in altre liste create appositamente. Come dice l'autrice, le liste fanno risparmiare tempo e si rivelano molto pratiche quando ci sentiamo oberati da tutto ciò che dobbiamo o vogliamo fare. [...] Il più delle volte occorre essere organizzati per gustare appieno il proprio tempo e sfruttare le occasioni che ci offre

Gli elenchi hanno sempre fatto parte della mia vita da studentessa e da archeologa, e ancora adesso, che ho cambiato completamente stile di vita, ne fanno parte. A inizio mese compilo l'elenco degli obiettivi da raggiungere, ogni settimana scrivo una lista degli impegni lavorativi da portare avanti giorno per giorno, ogni mattina elenco quel che devo fare - in cima le tre attività più importanti, di seguito altre sette voci meno urgenti. Qualche giorno prima di partire per la mia vacanza settembrina ho preparato la lista delle cose da portare con me e la lista delle cose da fare a casa: in questo modo ho sedato la mia ansia da viaggiatrice e non ho perso tempo a girare in tondo. Quando son tornata dalle mie vacanze ho pensato alle prossime agende da realizzare (la mia personale e quella per la famiglia): con tanto spazio per liste efficaci e per ricordare le novità dell'anno. Per esempio, ho iniziato a gennaio a stilare un elenco delle mie "prime volte": quando la rileggo è un'iniezione di positività e grinta! Potrei quasi dire che una lista ben fatta sia la mia migliore amica.
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Ora sono curiosa: qual è il tuo rapporto con le liste, nemmeno tu riesci a vivere senza?

Buona organizzazione!

martedì 15 settembre 2015

Si studia! Focus

Devo proprio dirlo, questo libro mi ha aperto un mondo! Mi riferisco a Focus. Perché fare attenzione ci rende migliori e più felici di Daniel Goleman e fa parte della bibliografia consigliata da APOI.

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Daniel Goleman, Focus. Perchè fare attenzione ci rende migliori e più felici, 2013 Rizzoli

Il libro è denso di contenuti e ricco d'informazioni: per leggerlo è inevitabile prestare molta... attenzione!
Ogni capitolo è un crescendo di scoperte e ciascuno mi è servito per confermare alcune mie fresche "intuizioni" e per fare chiarezza nelle mie intenzioni: desidero mettere in pratica alcuni consigli e le vacanze mi sembrano un buon momento per iniziare.
Il libro è diviso in sette parti, che trattano di attenzione, consapevolezza di sé e autocontrollo, empatia, mente sistemica, esercizio intelligente, strategie, futuro. Gli argomenti sono tanti e ben approfonditi, io te ne racconterò alcuni: sono le fondamenta su cui costruire un'attenzione più consapevole. L'attenzione, infatti, non è quella cosa noiosa pretesa dalle maestre, ma una risorsa mentale importante e purtroppo sottovalutata: invece se ben utilizzata, può farci vivere una vita migliore.

Nel nostro cervello agiscono due tipi principali di attenzione: hanno sede in circuiti neurali semi indipendenti e separati, quando è attiva una, l'altra è a riposo e viceversa.
  • L'attenzione inconscia è un'attività impercettibile, sempre attiva e di basso consumo energetico: veloce, involontaria, automatica, intuitiva, impulsiva, esegue le attività di routine e svolge contemporaneamente molteplici operazioni. Dà origine al pensiero a breve termine e a decisioni rapide e istintive. 
  • L'attenzione volontaria è più lenta e faticosa da utilizzare: sede dell'autocontrollo, impara nuovi modelli, elabora nuovi progetti e controlla gli automatismi. Qui hanno origine forza di volontà, scelte intenzionali, consapevolezza di sè, riflessione, pianificazione e concentrazione intenzionale.
I due sistemi di attenzione si dividono i compiti mentali per ottimizzare le energie: l'attenzione inconscia ci fa vivere in automatico e l'unico antidoto all'automatismo è l'attenzione volontaria.
Il nostro cervello, infatti, per risparmiare energie è impostato sull'attenzione inconscia: in poche parole, la maggior parte del tempo la nostra mente ozia vagando tra ricordi di eventi passati, possibilità future e ciò che potrebbe non accadere mai; ma non è mai concentrata su ciò che accade qui e ora! Lato positivo: è un'incubatrice di creatività (le idee creative, però, possono trasformarsi in creatività solo grazie a una forte concentrazione). Lato negativo: è un costante brusio di voci interiori - costante!
Sappi che uno dei miei desideri più grandi è trovare il famoso pulsante per spegnere il cervello con un semplice clic. E ora so come fare: devo concentrarmi intensamente su qualcosa di rilassante e le voci spariscono. Così finalmente posso accorgermi delle sensazioni, dei sentimenti e dei pensieri che ho qui e ora, nel presente.
Quando ci concentriamo, infatti, l'attenzione volontaria si focalizza su una singola cosa ignorando tutto il resto. Ha una capacità limitata e il numero massimo di informazioni che può considerare contemporaneamente sono più o meno sette: quando è fortemente concentrata, consuma molte energie  e si affatica, perché... è finito il glucosio! L'unico modo per ricaricarsi dopo un affaticamento dell'attenzione è il riposo: la mente si riposa (e annulla il brusio) facendo una pausa rilassante in un contesto tranquillo, meglio se in mezzo alla natura, o lasciandosi andare a un'esperienza totalmente coinvolgente, che richiede un'attenzione totale ma passiva - come guardare un film. Già mi sento meglio.

Un'altra forma di attenzione per me fondamentale è l'autocontrollo, perché permette di tenere a bada le emozioni. Il nemico numero uno dell'attenzione, infatti, sono le distrazioni sensoriali e, soprattutto, quelle emotive: rabbia, nervoso, tristezza, delusione, paura, preoccupazione, ansia, invidia... tutte emozioni che ci avvelenano la vita e ci impediscono di godercela appieno.
L'autocontrollo è il padre della forza di volontà: ci permette di indirizzare la nostra concentrazione sul nostro obiettivo ignorando impulsi, passioni, abitudini e desideri.
Sull'autocontrollo sto lavorando da un po' di tempo: ogni tanto ho dei buoni risultati, altre volte invece non ci riesco proprio. Ma ora so come rafforzare l'attenzione: con esercizi di concentrazione. Mi concentro sul punto del viso tra naso e labbra per sentire il respiro che esce dalle narici: dopo un po', appena mi accorgo che la mente si distrae (inevitabile), riporto l'attenzione sul respiro e mantengo l'attenzione lì. All'inizio è difficile e la mente vaga per minuti interi, ma allenandomi con costanza nel giro di una settimana posso rafforzare la mia attenzione.

Questo libro conferma un'intuizione: allo sbando, senza una guida interiore, non è vivere ma sopravvivere.
Consiglio questo libro a tutti, perché davvero sono convinta che l'attenzione di sé, per gli altri e per il mondo esterno può fare la differenza e permetterci di costruire un'esistenza migliore, dal piccolo (la nostra famiglia e il nostro lavoro) al grande (il mondo intero).
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Buona organizzazione

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