martedì 26 ottobre 2021

"Multipotenziali" di Fabio Mercanti.

 All'inizio dell'estate mi sono regalata una piccola vacanza a tema multipotenzialità. Ho fatto il pieno di tutti i libri in italiano che ho trovato sull'argomento e mi ci sono tuffata: sette giorni di lettura totale, una goduria. Mi sono venute in mente nuove idee e considerazioni, pensieri inediti, ho avuto illuminazioni e incrociato le informazioni raccolte. È stato bellissimo.
  Ho iniziato la mia vacanza di lettura con Multipotenziali. Chi sono e come cambieranno il mondo del lavoro di Fabio Mercanti, pubblicato nel 2018.

Multipotenziali di Fabio Mercanti | Paroladordine

Il libro invita a scoprire la propria multipotenzialità per viverla appieno e valorizzarla, e ha lo scopo di mostrare come i multipotenziali siano figure professionali importanti nel mondo attuale del lavoro. Per l'autore, infatti, la multipotenzialità è un modo di essere e di vivere il lavoro.
  È diviso in tre parti: Scoprirsi, Costruirsi e Realizzarsi. In ognuna si fa un passo in più, dalla presa di coscienza fino alla realizzazione personale.

Scoprirsi
Nella prima parte l'autore spiega il significato della parola multipotenzialità, la sua origine e chi sono i multipotenziali.
  I multipotenziali sono persone con molti interessi, occupazioni creative e capacità molteplici, che sviluppano le loro molte potenzialità creative, imprenditoriali e di studio in vari campi e settori. Sono diversi gli uni dagli altri, ma tutti con tre capacità in comune: la sintesi di idee prese da diversi ambiti per creare qualcosa di nuovo, l'apprendimento rapido che permette di passare da un settore all'altro con facilità, la flessibilità cioè la capacità di adattarsi alle diverse esigenze professionali.

Costruirsi
Nella seconda parte chiarisce la differenza tra lavoro, carriera e identità professionale, i tre pilastri di ogni individuo.
  "Il lavoro è una mansione faticosa, dolorosa, che permette di creare qualcosa di nuovo", è l'insieme di mattoni con cui costruiamo la nostra carriera. La carriera è la realizzazione di sé, basata sui lavori intrapresi e fondamento della professionalità. L'identità professionale è riconoscersi in una professione chiara e ben definita. I multipotenziali non seguono il percorso classico – tipico per esempio degli specialisti – ma progettano la loro carriera intorno alle proprie molteplici capacità.

Realizzarsi
Nella terza parte spiega come i multipotenziali realizzano se stessi secondo tre parametri: la coerenza, il movimento e l'organizzazione. E come siano perfetti per questa nuova epoca del lavoro.
  I multipotenziali soddisfatti della propria attività professionale si muovono da un settore all'altro in un percorso coerente con i propri interessi, desideri, capacità ed esperienze, e scelgono i tempi giusti per spostarsi da un progetto all'altro nel corso della giornata e della vita. La coerenza è il criterio che dà valore alla loro carriera, il movimento è frutto della curiosità e della soddisfazione raggiunta, l'organizzazione è la gestione delle diverse attività nella quotidianità. 


Mercanti offre una visione diversa della multipotenzialità, rispetto a quella più conosciuta di Emilie Wapnick. Mi è piaciuto soprattutto per alcune peculiarità:

  • la ricerca etimologica – Amo l'etimologia, perché arriva al cuore originario delle parole (mentre il vocabolario ne traccia la storia e l'evoluzione nel tempo) e permette di capirne il vero significato. È stato bello ritrovare la medesima passione e attenzione;
  • la differenza tra lavoro, carriera e identità professionale – Non mi ero mai soffermata su queste parole, non mi ero mai posta il problema della relazione tra di loro e con il mio essere multipotenziale, ed è stata una scoperta interessante;
  • il senso di pienezza – L'autore contrappone il senso di pienezza alla noia descritta da Emilie Wapnick. In realtà credo si riferiscano allo stesso concetto: quando raggiungiamo un certo livello di conoscenza, siamo soddisfatti, quell'argomento non ci interessa più e continuare ci annoia;
  • il tempo e lo spazio – Il tempo è la quantità di ore, mesi e anni dedicata a ciascun progetto durante l'intera durata della nostra vita; lo spazio è quello dei campi, dei settori e degli ambiti di studio, esperienze professionali e passioni, entro cui ci muoviamo verticalmente e orizzontalmente. Ogni multipotenziale crea una gerarchia di attività (primarie e secondarie) secondo il tempo e lo spazio; 
  • l'organizzazione – Non consiglia tecniche, strumenti o metodi, ma dice perché l'organizzazione degli impegni nel tempo è essenziale per una vita multipotenziale ricca di soddisfazione. Anche in questo caso è stato bello leggere le sue parole e riconoscerle. 

Che cosa ho imparato da questo libro?
  Prima di leggerlo credevo che i multipotenziali si distinguessero per i molteplici interessi e le passioni in svariati campi (umanistici, scientifici, creativi), capaci di creare qualcosa di nuovo dall'intersezione di queste conoscenze così diverse. Ma è riduttivo.
  Quel che caratterizza ulteriormente i multipotenziali è il sottile filo rosso che lega studi, esperienze e passioni in modo unico e personale per ciascuno di noi. Immagino la nostra vita come un labirinto, fatto di svolte, scale che salgono e scendono, strade chiuse e passaggi nascosti; il filo rosso ci permette di unire i vari tratti di strada, di dare loro un senso unitario e di esprimere pienamente noi stessi lungo il percorso.

"Questo libro è dedicato a voi, che non avete mai saputo che cosa fare da grandi e ancora non lo sapete, ma non vi siete mai fermati, neanche un momento, e non vi stancherete mai di costruirvi. Vi auguro di mettere a frutto le vostre multipotenzialità ed essere felici."
Fabio Mercanti, Multipotenziali



martedì 19 ottobre 2021

Virginia Woolf, un metodo tutto per sé

Stai per leggere un articolo diverso dal solito, frutto di una sorta di folgorazione o intuizione che – ne sono sicura – hai provato più volte nella tua quotidianità multipotenziale.

Conosco Virginia Woolf davvero poco, vaghe reminiscenze dei miei quindici anni, quando le ragazze, soprattutto quelle introverse e introspettive, leggevano i suoi libri e li amavano. Non ho mai amato davvero Virginia Woolf e, una volta cresciuta, l'ho trovata poco consona alle mie "letture della buonanotte".
  Però ho sentito parlare tanto del suo Una stanza tutta per sé e, quando l'ho trovato in prima fila in libreria, l'ho preso. L'ho iniziato e l'ho riposto – faticoso, per me. Poi l'ho ricominciato, mi sono convinta ad andare oltre le prime (mie) difficoltà e... Be', sì, ho scoperto un mondo: il suo.

Credo di essermi divertita a leggerlo tanto quanto lei si sia divertita a scriverlo, a cercare la formula giusta, a comporre le parole per farle fluire in un nastro, un racconto, che parte da un semplice titolo e arriva a dipanarsi tra la sua mente e il foglio. 
  Il libro è un saggio basato su due conferenze dal titolo Le donne e il romanzo, che Virginia Woolf lesse in due scuole universitarie femminili nel 1928. Ma nella sostanza è un esempio meraviglioso della sua scrittura, del suo genio e del suo pensiero libero.

Mi sono entusiasmata a leggere le sue frasi, ad assaporare la sua tecnica, e ho ammirato la sua vasta cultura, a tal punto che ho tirato fuori dallo scaffale Diario di una scrittrice (prestatomi qualche anno fa e mai affrontato) e ho iniziato a leggerlo con avidità. Non l'ho ancora finito, mancano poche pagine, ma è stato per me una scoperta meravigliosa.
  Questo libro è stato curato dal marito Leonard Woolf dopo la sua morte e composto da estratti del suo diario, in cui esprime tutta se stessa come scrittrice e artista.

Ho resistito alla tentazione di leggere informazioni altrui sulla sua vita, ho preferito conoscerla pian piano dalle sue stesse parole. Per quel che ho capito, la sua attività di scrittrice era molto intensa: si occupava di critica letteraria, di autori contemporanei e del passato, scriveva articoli e recensioni per riviste britanniche e americane che poi riuniva in saggi e libri; era titolare insieme al marito di una casa editrice, la Hogart Press; scriveva racconti e i romanzi per cui è famosa; studiava lingue straniere; leggeva una quantità considerevole di libri per lavoro, sia come critica sia come scrittrice, e per piacere.
  La sua giornata lavorativa iniziava al mattino, continuava nel pomeriggio e fin dopo cena, tra scritture, revisioni e letture. Tranne quando c'erano persone in visita o impegni fuori casa, e le occasioni erano tante.

Non so se Virginia Woolf fosse multipotenziale, ma di sicuro il suo approccio ai suoi tanti progetti, che portava avanti in simultanea, mi è familiare. 
  Tra le pagine del suo diario ho trovato il metodo con cui organizzava il suo lavoro e ne sono rimasta affascinata. Ti lascio alcune  delle sue parole come esempio:

  Così, evidentemente, il mio piano dei due libri che procedono fianco a fianco è attuabile e certo leggere con uno scopo mi diverte. Mi sono impegnata a un solo articolo per Supt., su un saggio, e questo quando pare a me; così sono libera. [...] A quarant'anni comincio a imparare il meccanismo del mio cervello: come ricavarne la maggior quantità di piacere e di lavoro. Il segreto è, credo, far sempre in modo che il lavoro sia piacevole.

  Roger tutta la mattina; passeggiata dalle due alle quattro; bocce dalle cinque alle sei e trenta; poi madame de Sévigné; pranzo alle sette e trenta; lettura di Roger; musica; rilegatura del Candide di Eddie; lettura di Siegrfried Sasson e quindi a letto, alle undici e trenta o press'a poco. Un ottimo ritmo; ma sembra che io non riesca a mantenerlo se non per poche settimane. La prossima, tutta un'interruzione.


Gli articoli di critica letteraria e le recensioni per le riviste erano il suo lavoro sicuro, le permettevano di guadagnare abbastanza soldi da sentirsi indipendente e libera di scrivere quel che le interessava di più. Mi ricorda l'approccio Einstein.
  Ogni giorno alternava più lavori di scrittura, riservando la mattina al suo libro più impegnativo (scrittura, revisione, battitura a macchina, rilettura bozze), e leggeva opere antiche, contemporanee, lettere e documenti utili per i suoi saggi e articoli. A volte affiancava al suo lavoro principale le bozze di alcune nuove idee: scrivere qualcosa di piacevole e fresco le alleggeriva la fatica e le dava nuova grinta.

Nel frattempo doveva fronteggiare parecchie difficoltà:

  • le numerose interruzioni da parte di familiari, amici, colleghi e clienti.
    Grazie al cielo oggi Sybil ha rimandato la sua visita, perciò rimane soltanto Dadie e domani, se Dio vuole, una giornata intera di solitudine;
  • il suo stato di salute (nel diario scrive di influenze, mal di testa, depressione) spesso dovuti al troppo lavoro.
    Lasciar riposare i nervi per due giorni sarebbe la cura ideale, ma non è facile riuscire a riposare;
  • l'obbligo di scrivere su ordinazione per guadagnar soldi.
    Spero di organizzarmi e di scrivere un bell'articoletto discreto al mese per 25 sterline, e così poter vivere senza assillo, e leggere quello che voglio. A 46 anni bisogna essere avari, aver tempo soltanto per le cose essenziali;
  • lo sforzo quotidiano di certi periodi e il consumo di energia.
    Ora che ho ridotto il mio cervello come un cencio di vecchia lavandaia su Roger;
  • le preoccupazioni nei confronti dei suoi libri, della fama, dei suoi amici e familiari, dell'età, della sua salute, della guerra.

Perché ho deciso di scriverti di come ho scoperto Virginia Woolf solo ora e di quanto questi due libri – soprattutto il diario – mi abbiano colpita?
  Prima di tutto per la curiosità che mi ha scatenato. L'ho incontrata per caso sulla mia strada, mi ha conquistata come artista e ho sentito il bisogno di saperne di più. Sono contenta di averla conosciuta adesso, di sicuro riesco ad apprezzarla (e per certi versi a comprenderla) più da adulta che da ragazzina.
  Poi perché il suo metodo per organizzarsi e lavorare a più progetti contemporaneamente offre utili spunti di riflessione. Usava intervalli di tempo più o meno lunghi per ogni lavoro, sceglieva il momento della giornata migliore per ogni tipo di progetto (al mattino, quando aveva più energia, quelli più corposi; di pomeriggio, per non affaticarsi troppo, quelli più riposanti) e alternava momenti di lavoro a pause rigeneranti (come le passeggiate in campagna, le commissioni in città o le partite a bocce). 
  Ma anche perché è interessante confrontarci con chi ci è già passato e ha avuto successo; e pure sapere che non siamo soli in questa nostra ricerca di equilibrio tra vita quotidiana, le nostre passioni, la costante tentazione di novità e il tempo per noi.
  Infine perché nelle sue parole riconosciamo la nostra stessa fatica di portare avanti ogni giorno più progetti, e la gioia di essere immersi in ciò che amiamo e ci fa sentire vivi all'ennesima potenza.

Virginia Woolf, un metodo tutto per sé


martedì 12 ottobre 2021

Più risultati con un pomodoro e un'agenda

Misurare il tempo è un'abitudine degli esseri umani. Fin da quando abbiamo sentito il bisogno di organizzarci, abbiamo capito che sapere in anticipo quando accade un avvenimento ciclico, quanti giorni mancano a quell'evento e quanto dura è una conoscenza molto utile per prepararci nel miglior modo possibile. 
  Nel Paleolitico usavamo pietre o ossi intagliati, oggi utilizziamo "orologi intelligenti" (o smart watch) multifunzionali; nel mezzo ci sono migliaia di anni di strumenti sempre più raffinati, precisi e tecnologici.
  Per organizzarti e fare progressi con i tuoi multi-progetti ti basta misurare il tempo con un pomodoro e un'agenda. 


IL POMODORO

Il pomodoro è il contaminuti da cucina usato nella Tecnica del Pomodoro, il metodo per migliorare la produttività personale inventato da Francesco Cirillo e basato sui blocchi di tempo.
  In breve, un pomodoro corrisponde a venticinque minuti di studio o lavoro, cui seguono cinque minuti di pausa e, dopo quattro pomodori (quindi due ore), una pausa di quindici-trenta minuti. (La versione lunga e completa, la trovi nei due articoli che le ho dedicato.)

La Tecnica del Pomodoro è davvero semplice, eppure è perfetta per risolvere molti problemi:

  • di concentrazione – Per un intervallo di tempo elimini ogni distrazione e ti dedichi solo ed esclusivamente a un compito;
  • di tempistica – Riesci a calcolare il tempo necessario per compiere un'attività dalla somma dei pomodori utilizzati;
  • di stima – Con l'utilizzo, puoi stimare le tempistiche e capire quando impieghi più o meno tempo, secondo le tue forze;
  • di risultati – Man Mano che procedi, ti rendi conto di poter completare un'attività in meno tempo e quindi di raggiungere prima i tuoi obiettivi.


L'AGENDA

L'agenda è la tua. Meglio se è ad anelli, così puoi inserire i fogli Registrazioni della Tecnica del Pomodoro, su cui segnare a fine studio o lavoro la data, la descrizione dell'attività svolta, il numero di pomodori e di interruzioni.
  Tutte informazioni utili per migliorare la tua produttività: rileggile, confrontale tra di loro, senti che cosa ti dicono ("Qui ti sei un po' persa via", "Oggi sei andata come un treno, brava!", "Perché ieri hai impiegato un'ora in meno di oggi a fare la stessa cosa?").

Hai mai provato a usare la tua agenda come base per la Tecnica del Pomodoro? Se la cosa ti incuriosisce, prova a fare così:
  • sulla pagina del giorno, accanto alla riga di ogni cosa da fare disegna un quadrato per ogni pomodoro utilizzato, cioè dopo ogni trillo del contaminuti;
  • quando hai fatto pratica e ti sei abituata a usare questo metodo, disegna un quadrato per ogni pomodoro stimato, cioè prima di iniziare il compito;
  • alla fine della giornata lavorativa riporta sul foglio Registrazioni i quadrati utilizzati, verifica che le stime siano state giuste e ragiona su queste informazioni.


I RISULTATI

La Tecnica del Pomodoro non è solo uno strumento per rimanere concentrata su ciò che stai facendo, ma ti aiuta anche a: misurare lo sforzo, cioè l'impegno dedicato a ogni attività; riconoscere le tue capacità e calibrare le tue giornate di conseguenza; migliorare le tue prestazioni e fare di più in meno tempo; rendere più semplici ed efficienti i tuoi processi di studio o lavoro ed eliminare le perdite di tempo.

Con due sole (mie) note:
  1. fare di più in meno tempo significa utilizzare quel tempo in più per godersi tutto il resto. Tutto il resto è l'insieme di piccole gioie, meraviglie e sorprese che la vita quotidiana ci riserva se solo, tutti presi dai nostri multi-progetti, ci prendiamo il tempo per notarle;
  2. le perdite di tempo o, peggio, gli sprechi di tempo sono quelle attività che ci prendono minuti senza darci nulla in cambio; sono come le cianfrusaglie: non servono a nulla e non ci piacciono nemmeno. Mai e poi mai gli sprechi di tempo avranno a che fare con tutto il resto.


Lo so, disegnare quadrati, registrarli, contarli e trarne conclusioni illuminanti può essere una cosa noiosa – soprattutto a fine giornata, quando vuoi solo ricaricare le energie, rilassarti o divertirti un po'.
  Però con un minimo d'impegno al giorno, pochi minuti e ancora un poco di attenzione, riesci a migliorare i tuoi risultati e riempirti di gioia e soddisfazione.

più risultati con un pomodoro e un'agenda | Paroladordine


martedì 5 ottobre 2021

Misura anche i prima e i dopo dei tuoi multi-impegni

Ti è mai capitato di avere in agenda una lista di cose da fare e di essere sicura di riuscire a farle tutte, per poi arrivare a fine giornata con pochissime voci spuntate? Forse ti accade più di quanto vorresti, e la cosa ti innervosisce o rattrista (o entrambe le cose) ogni volta.
  Succede anche quando hai poche cose da fare: segui i consigli dei maestri di "gestione del tempo" e calcoli per ognuna il tempo necessario per completarla... però non funziona lo stesso.

Lo sai bene, per organizzare i multi-impegni nel corso delle tue giornate e fondamentale misurare il tempo che ti occorre per svolgerli, uno a uno. Solo così puoi sapere, per esempio, che per cucinare un piatto di pasta in pausa pranzo hai bisogno di cinque minuti perché l'acqua bolla, otto minuti per cuocere la pasta e dieci per il sugo di pomodoro; pasta e sugo cuociono contemporaneamente in due pentole diverse, perciò in tutto ti ci vogliono quindici minuti.
  Eppure ogni volta sfori di altri venti minuti e arrivi in ritardo all'appuntamento dopo pranzo. Perché?


PREPARAZIONE E RIORDINO

Se ti capita spesso, forse ti sei dimenticata di calcolare anche i prima e i dopo dei tuoi impegni, imprtanti tanto quanto il durante.
  Un'attività non è fatta solo di azione, ma anche di un'apertura e di una chiusura: non inizia quando la fai, ma quando la prepari; e non finisce quando smetti di farla, ma quando la riordini.

Per riprendere l'esempio del piatto di pasta:

  • prima di cucinare devi scegliere la ricetta, segnare in una lista gli ingredienti necessari, controllare se li hai in casa, eventualmente uscire a comprarli, preparare gli ingredienti e gli strumenti sul piano della cucina;
  • dopo aver cucinato ritiri gli ingredienti avanzati, lavi gli strumenti utilizzati, pulisci il piano della cucina, i fornelli o il forno.

Decisamente molto più di quindici minuti! Se estendi questo esempio a tutte le attività che svolgi in una giornata, ti rendi conto del perché a volte è difficile riuscire a fare tutto quello che hai segnato nella lista.
  Preparare prima e riordinare dopo occupano tempo in più, da tener conto nella gestione delle tue giornate.


OROLOGIO E QUADERNO


Non riesci a fare tutto perché, se non calcoli i tempi di preparazione e di riordino di ogni tuo impegno, sottostimi il tempo necessario ed effettivo che ti ci vuole.
  In poche parole, sei sicura di impiegare solo quindici minuti per preparare un piatto di pasta al pomodoro, un'ora per scrivere un articolo, due minuti per rispondere a un messaggio di posta elettronica, ma non hai calcolato quanto impieghi a comprare gli ingredienti e pulire i fornelli; a raccogliere le idee/informazioni/fonti e correggere quanto hai scritto; a trovare gli appunti e rileggere la tua risposta. 
  Così aggiungi altri due o tre impegni in agenda, "tanto ci stanno"... Gasp.

È giunto il momento di risolvere la questione e di tenere traccia anche dal tempo di preparazione iniziale e di riordino finale. Puoi misurare le azioni necessarie per iniziare, svolgere e concludere un'attività con vari metodi. Io ti suggerisco di usare un orologio, una penna e un quaderno:
  1. a inizio giornata, prendi la prima voce della tua lista di cose da fare e sul quaderno scrivi tutti i passaggi di apertura e di chiusura;
  2. prima di iniziare, calcola quanto tempo impieghi per realizzare i singoli passaggi di preparazione, e segnali sul quaderno;
  3. dopo che hai finito, misura i minuti necessari per compiere i singoli passaggi di riordino;
  4. ora somma tutti i minuti utilizzati (prima + durante + dopo), et voilà!, questo è il tempo effettivo di cui hai davvero bisogno;
  5. ripeti per ogni voce della tua lista.

In questo modo puoi calibrare i tuoi impegni quotidiani con oggettività e sai che in certi giorni riuscirai a dedicarti a solo due progetti molto corposi, e in altri a molte attività più brevi e semplici. Con vigore, con serenità e soddisfazione, con un senso di conclusione e di fiducia in te stessa.
  Un'attività non è fatta solo di azione ma anche di preparazione (il prima) e riordino (il dopo), esattamente come la tua multipotenzialità comprende non solo i progetti attuali, ma anche le tue esperienze passate (il prima) e le tue proiezioni verso il futuro (il dopo): esserne consapevole ti permette di vivere bene il tuo presente, non sprecare nemmeno un secondo del tuo tempo prezioso e dare il meglio di te, qualsiasi cosa tu stia facendo.


Misura anche i prima e i dopo dei tuoi multi-impegni

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