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martedì 26 marzo 2019

Le interviste ai PO: Enrica Maria Laveglia

Oggi ritorno con le interviste ai PO per presentarti Enrica Maria Laveglia, collega e amica. La incontri una volta e ti colpisce per il suo sorriso, la sua cultura e la rara capacità di creare connessioni innovative.
  Enrica è una specialista nel trovare soluzioni come project manager, consulente aziendale e professionista dell’organizzazione, titolare di With you – Solution discovery specialist.
  Mi sono rivolta a lei per preparare il mio business plan: “Sii più Noseda e meno Alessandra” mi ha detto; con lei ho imparato a farlo e ho iniziato a guardarmi dall'esterno.

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Immagine di With You - Solution discovery specialist

Che lavoro facevi prima di diventare PO? Lo fai ancora?
Prima di fare il professional organizer facevo la consulente aziendale e la project manager. Ancora oggi, vista la mia passione per questi due lavori, ho deciso di portarli avanti insieme al lavoro del PO: continuo a seguire imprenditori e aziende per la creazione di attività imprenditoriali, e il lavoro di coordinamento e gestione di progetti a livello locale ed europeo. Sono anche un’esperta di formazione per imprenditori e privati nel settore dell'organizzazione aziendale e personale.
  Nel 2017 ho deciso di mettere insieme le miei passioni e competenze creando With You - solution discovery specialist.

Come sei diventata PO e qual è stato il tuo percorso?
Ho conosciuto la figura del professional organizer su Internet. Cercavo di sviluppare e migliorare le mie competenze organizzative e ho trovato Apoi, di cui sono socia dal 2015. Ho frequentato prima il corso propedeutico e poi il corso di formazione per professional organizer offerto da Organizzare Italia, per qualificarmi professionalmente, e dal 2017 collaboro con Organizzare Italia in qualità di responsabile e docente dei corsi propedeutici al centro e sud Italia.

Quali motivazioni ti hanno fatto capire che era la strada giusta da percorrere?
La mia motivazione iniziale credo sia in comune con molti colleghi PO, ovvero la passione per l'organizzazione. Tuttavia, durante il mio percorso, ho analizzato il mercato e la domanda di organizzazione e notato i risultati positivi che il mio lavoro poteva portare nella quotidianità della vita delle persone. Ne ho percepito l'impatto sociale e questo mi motiva tutti i giorni a continuare, nonostante sia difficile e molto impegnativo.

Che valore aggiunto hai dato alla tua professione con l’organizzazione personale?
Grazie al'organizzazione personale ho migliorato la  mia capacità di guardare in maniera trasversale gli ambiti di applicazione della mia professione: ogni problema organizzativo ha necessità di un approccio personalizzato e può riguardare anche più aspetti della quotidianità, da quello lavorativo a quello personale.

Come ti aiuta l’organizzazione ad aiutare le persone?
Con l'organizzazione riesco a supportare le persone a migliorare la qualità della loro vita quotidiana trovando soluzioni dedicate al loro problema organizzativo.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Il mio sogno è far si che questa professione diventi un lavoro  di successo: non solo per me, ma per chiunque si approcci al mondo del lavoro.

giovedì 26 ottobre 2017

Le interviste ai PO: Fabiola Di Giov Angelo

Continuo a fare domande ai miei colleghi Professionisti dell'Organizzazione (PO, in breve), perché mi piace scoprire il loro percorso. E perché, magari, anche tu sei già una PO, ma ancora non lo sai.

Come è capitato a Fabiola Di Giov Angelo, oggi Professionista dell'Organizzazione - specializzata (e innamorata) di uso personale del tempo -, socio senior di APOI e addetto stampa di APOI e Organizzare Italia.

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Che lavoro facevi prima di diventare PO?
Ho sempre lavorato nell'ambito della comunicazione, come sociologa prima e come giornalista e addetto stampa poi, attingendo sempre all'organizzazione, la mia salvezza!

Perché hai deciso di diventare PO? Quali motivazioni ti hanno fatto capire che era la strada giusta da percorrere?
L'ho deciso dopo una delusione ricevuta dal mio precedente lavoro, che ho sempre amato, ma che ad un certo punto sembrava non mi corrispondesse più. Ho ascoltato, e non è un caso, un'intervista alla Tv in cui si parlava di professionisti che aiutavano gli altri a migliorare la propria vita utilizzando strumenti organizzativi. Lì c'è stato il colpo di fulmine per il professional organizing, un'attività che, senza saperlo, svolgevo da anni. Ho preso l'iniziativa e ho contattato le persone di riferimento di APOI, dalle quali ho avuto le risposte che cercavo. Mi sono iscritta subito all'Associazione e in poco  tempo ho capito che era la strada giusta: avrei messo a frutto le mie competenze e la mia esperienza riuscendo ad appagare il mio desiderio di essere utile agli altri semplificandogli la vita.

Come sei diventata PO e qual è stato il tuo percorso?
Sono diventata P.O. quando ho conosciuto Sabrina Toscani e i corsi per professional organizer di Organizzare Italia. Infatti, per quanto avessi preso con serietà questa nuova realtà lavorativa niente di più che partecipare ad un corso professionalizzante, a me che sono cresciuta a pane e corsi, sarebbe servito a rafforzare la convinzione. Il corso per professional organizer di sei mesi, molti libri, gli scambi fruttuosi con gli altri P.O. e i primi clienti mi hanno formata. Svolgo questa professione ormai da alcuni anni, ma sono una professional organizer da sempre, da quando sistemavo il ripostiglio a casa dei miei, organizzavo la biblioteca all'Università, l'archivio al lavoro, suggerivo tecniche per riunioni efficaci e veloci in redazione.

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Che cosa ti affascina di più del mondo dell'organizzazione e di che cosa ti occupi principalmente?
Amo la capacità che l'organizzazione ha di essere duttile e mettersi al servizio della persone! Metto a punto con i miei clienti strategie organizzative che mirino a usare bene e con soddisfazione il proprio tempo. Sono fortemente convinta che grazie all'organizzazione si possono migliorare i propri risultati e raggiungere i propri obiettivi qualunque essi siano: di maggior produttività, efficienza, soddisfazione personale, più spazio e tempo per sé. In ogni ambito della propria vita l'organizzazione è fondamentale! Mi rivolgo a quelle persone, che mi capita di incrociare sempre più spesso, che dichiarano di non aver mai tempo di... salvo poi scoprire insieme che bisogna organizzare meglio gli spazi di casa, la propria agenda, imparare a scrivere una lista o a dire di no. La cosa che mi piace molto di questo lavoro è che si utilizzano metodi, strumenti e tecniche ma si attinge molto alla propria capacità di ascolto e di osservazione, a intuito ed empatia, doti imprescindibili per un P.O.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Diciamo che il mio desiderio, verso il quale indirizzo le mie energie, il mio tempo, la mia volontà, è che sempre più persone scoprano l'organizzazione e ne sperimentino i benefici! Per cui apro ufficialmente il cassetto e dico “diffondiamo l'organizzazione!”

giovedì 25 maggio 2017

Le interviste ai PO: Chiara Battaglioni

Il lavoro dei PO è giovane, qui in Italia. Non credo che le mie colleghe e i miei colleghi a cinque anni abbiano detto: "Da grande voglio fare il Professionista dell'Organizzazione!" Arriviamo da esperienze e strade diverse, c'incontriamo e ci arricchiamo a vicenda con i nostri diversi punti di vista e le diverse competenze. Lavorare assieme è sempre molto stimolante.
Oggi ti presento Chiara Battaglioni, consigliere e segretario di APOI.

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immagine di Chiara Battaglioni

Che lavoro facevi prima di diventare PO?
Ero una producer in una casa di produzione che realizzava principalmente spot pubblicitari. In qualche modo ero già un’organizzatrice, ma lo facevo sul set, tra attori e membri della troupe, occupandomi, tra le altre cose, del rapporto con il cliente e con l’agenzia creativa.

Perché hai deciso di diventare PO? Quali motivazioni ti hanno fatto capire che era la strada giusta da percorrere?
Ho lavorato alcuni mesi alla UCLA (University of California Los Angeles) con un team di professionisti del cinema e ragazzi che come me si stavano avventurando nel mondo dell’audiovisivo.
Lavorare a stretto contatto con dei creativi mi ha permesso di mettere a fuoco una mia peculiare capacità. Potevo rappresentare una risorsa, un aiuto importante per altre persone. Come? Fornendo supporto organizzativo a chi era meno organizzato di me.
I miei compagni di avvenuta a Los Angeles mi hanno sempre detto che forse, se non fosse stato per me, loro non sarebbero riusciti nemmeno a prendere il visto per gli USA - forse stavano esagerando ma per me è sempre stata una gioia poter essere d’aiuto a “fare cose” e ottenere risultati, semplificando quei processi che per alcune persone sono dei veri e propri ostacoli.

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immagine di Chiara Battaglioni

Come sei diventata PO e qual è stato il tuo percorso?
In un primo momento ho pensato che la produzione audiovisiva fosse il naturale campo di applicazione di questa mia capacità.
Poi ho incontrato per caso (o forse no!) Sabrina Toscani, fondatrice di Organizzare Italia, ora collega ma soprattutto amica, in un evento di networking a Bologna, nel maggio del 2013: raccontava a tutti di questa professione, il Professional Organizer, un professionista che conosce e applica metodi organizzativi nel lavoro e negli spazi di vita delle persone, per aiutarle a tenere tutto sotto controllo, per vivere meglio e più serenamente.
Caspita, ero io. Solo che lo facevo limitandomi alla produzione audiovisiva.
E visto che i confini mi sono sempre stati un pò stretti ho deciso di lasciare il lavoro di producer, aprire partita iva, e lanciarmi a capofitto in questa attività che mi stra piace (si può dire mi stra piace?!).

Che cosa ti affascina di più del mondo dell'organizzazione e di che cosa ti occupi principalmente?
Mi occupo principalmente di organizzazione del lavoro. E non un lavoro qualsiasi: quello del freelance. Il libero professionista che lavora da casa ha una serie di problematiche organizzative tutte sue.
Io ho voluto ardentemente diventare freelance (forse anche per la mia scarsa sopportazione dell’autorità) e per me è un onore e un privilegio essere scelta da un altro freelance affinché gli fornisca metodi e strumenti per ottenere il massimo dal poco tempo che ha a disposizione e della mole di lavoro che molto spesso ricade solo ed esclusivamente sulle sue spalle.
Quello che mi affascina di più del mondo dell’organizzazione è proprio quel senso di controllo che si acquista mano a mano che si definisce il metodo e gli strumenti di lavoro giusti per noi: a quel punto sì che si può veramente godere della libertà e dell’autonomia del lavoro di freelance.

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immagine di Chiara Battaglioni

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Riprendere a viaggiare grazie al mio lavoro. Conoscere professional organizer del resto del mondo, creare una rete di professionisti che come me si dedicano all’organizzazione sul lavoro e dei freelance. E ritornare a New York, la città che più di ogni altra mi ha insegnato che se vuoi ottenere un risultato, basta solo tirarsi su dal letto, rimboccarsi le maniche e lavorare per ottenerlo.

martedì 27 settembre 2016

Le interviste ai PO: Francesca Pansadoro

Mi piace scoprire le differenze e le affinità tra me e i miei colleghi PO, e mi piace vedere come percorsi diversi giungono, infine, allo stesso punto e da lì ripartono legati da progetti in comune.
Oggi ti presento Francesca Pansadoro di TUTTOAPOSTO, Professional Organizer e responsabile delle Relazione esterne di APOI.

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immagine di TUTTOAPOSTO

Che lavoro facevi prima di diventare PO?
Prima di cambiare rotta verso l’isola felice del Professional Organizing mi occupavo di Comunicazione, sia da un punto di vista della progettazione grafica che come Art Director di progetti per grandi aziende. La mia esperienza in questo campo mi è stata di enorme aiuto per affacciarmi a questa nuova professione in cui la capacità di comunicare, l’empatia e l’ascolto sono ingredienti basilari.

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immagine di TUTTOAPOSTO

Perché hai deciso di diventare PO? Quali motivazioni ti hanno fatto capire che era la strada giusta da percorrere?
Sono partita dal desiderio di cambiamento, avevo voglia di intraprendere una nuova strada professionale e ho ascoltato me stessa. Avendo vissuto per anni negli Stati Uniti, ero a conoscenza della professione, è stato dunque facile trasformare una mia naturale attitudine organizzativa in una professione che andasse a combaciare con le nuove esigenze di mercato; mi è sembrato naturale e di grande ispirazione. Inoltre ho pensato: se funziona oltre oceano perché non dovrebbe funzionare anche da noi? Nel bene e nel male gli americani arrivano prima di noi in vari ambiti, e anche in questo campo ci hanno solo preceduto, inoltre sono convinta che il nostro background, la nostra cultura, la nostra proverbiale duttilità possano essere ingredienti meravigliosi per rendere il “Professional Organizing made in Italy” speciale e unico nel mondo.

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immagine di TUTTOAPOSTO

Come sei diventata PO e qual è stato il tuo percorso?
Ho iniziato per intuizione, spinta da una cara amica americana che a Los Angeles da
anni lavora come PO per l’esigente mondo delle star hollywoodiane. Lei mi ha sostenuta proprio per le mie attitudini caratteriali: naturalmente organizzata, grande capacità di comunicare e ascoltare che si traducono in forte empatia verso gli altri, creatività e un forte senso pratico… questi alcuni degli ingredienti fondamentali per affacciarsi alla professione.
Il passaggio successivo è stato occuparmi del mio personal branding, la scelta del nome, la costruzione del sito e la divulgazione in TV. I media si sono accorti di questa nuova figura professionale che muoveva i primi passi in Italia, successivamente la maggior visibilità mi ha permesso di incontrare tre donne meravigliose con cui condividere le stesse idee. Insieme è iniziata una bellissima avventura che si chiama APOI (la prima Associazione italiana di Professional Organizers) e Organizzare Italia, per le quali realizziamo progetti innovativi, a cui si aggiunge una comune visione della vita.
La certezza inoltre che oggi fare rete è un valore aggiunto importante ci ha spinto a creare un piano di divulgazione ben strutturato, che ha permesso a molti di affacciarsi a questa nuova professione che oggi in Italia sta guadagnando un seguito sempre maggiore.

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immagine di TUTTOAPOSTO

Che cosa ti affascina di più del mondo dell'organizzazione e di che cosa ti occupi principalmente?
La bellezza del Professional Organizing è proprio il fatto che tocchi vari ambiti e molto diversi tra loro: lavoro e ufficio, l'ambito domestico, lo stile di vita e in fine l’educazione.
Il mio è stato ed è un percorso in continua evoluzione: ho iniziato in ambito domestico, che mi entusiasma sempre molto, arrivando oggi a sviluppare un meraviglioso progetto per entrare nelle scuole. In questo ambito così innovativo (siamo i primi nel mondo) intravedo un lungo e proficuo percorso che avrà un notevole impatto sociale. Ed è proprio questo ultimo aspetto che ha reso ancora più stimolante la mia, la nostra, ricerca. L’idea di poter fare la differenza per tanti bambini e ragazzi che saranno i giovani uomini del futuro è una sfida umana e professionale notevole.   

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immagine di TUTTOAPOSTO

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
I sogni nel cassetto sono sempre tanti e si rinnovano di giorno in giorno, ma l’idea di
essere i primi in Italia a dar vita ad un progetto che possa essere integrato nei programmi
del MIUR è certamente una sfida affascinante. Lo vedo un contributo tangibile per la crescita dei giovani, un aiuto per i docenti e il sogno nel cassetto di una società più serena e al contempo produttiva.  

martedì 19 luglio 2016

Le interviste ai PO: Silva Bucci

Ogni volta che intervisto un Professionista dell'Organizzazione, mi prendo del tempo per leggere con calma e attenzione le risposte alle mie domande. Perché tra quelle parole c'è un mondo di emozioni vissute (belle o brutte), desideri, scelte e decisioni prese con cui potermi confrontare.
Oggi ti presento Silva Bucci, cofondatrice, tesoriere e consigliere di APOI.

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Immagine di Silva Bucci

Cara Silva, inizio sempre da questa domanda: che lavoro facevi prima di diventare PO?
Prima ero imprenditrice nell'azienda famigliare e mi occupavo un po' di tutto: insieme a mio fratello ero la referente commerciale, amministrativa e finanziaria. Poi, a partire dal 2000, mi sono occupata di customer care presso una multinazionale. Dal 2008 ho iniziato a lavorare in parallelo come libera professionista nell'organizzazione di eventi e di matrimoni.

Perché hai deciso di diventare PO? Quali motivazioni ti hanno fatto capire che era la strada giusta da percorrere?
Un po' mi è capitato, un po' l'ho deciso. Mi è capitato (ma non a caso), perché ho incontrato Sabrina Toscani: mi ha fatto entrare nel suo meraviglioso mondo e dare un nome alla professione che già svolgevo inconsapevolmente. L'ho deciso, perché mi sono resa conto che il percorso seguito per riorganizzare la mia vita e le mie priorità era troppo importante e non potevo tenerlo solo per me. 
Ho sentito il forte bisogno di condividere la mia esperienza e da subito ho avuto un grande riscontro d'interesse e di entusiasmo da parte delle persone con cui mi sono confrontata sull'argomento.

Come sei diventata PO e qual è stato il tuo percorso?
Circa dieci anni fa ho letto il libro Via la polvere dalla casa e dalla mente e ho messo in pratica - quasi per filo e per segno - quanto consigliato dalla bravissima Karen Kingston in casa, in ufficio e nella vita. Visti i benenfici e i cambiamenti positivi immediati, ho letto altri libri (indimenticabile Apartment Therapy) e ho iniziato a propormi come consulente per la riorganizzazione degli spazi ad amici e colleghi. 
Quando, all'inizio del 2013, la mia azienda mi ha sospeso a zero ore per tre mesi (in seguito di un intervento straordinario della cassa integrazione guadagni) ho deciso di concentrarmi sul mio piano B, cioè gli eventi e le consulenze di organizzazione degli spazi, e mi sono iscritta al corso regionale per disoccupati Fare impresa. L'insegnante mi ha messo in contatto con Sabrina Toscani e da questo fortunato incontro sono nati i primi eventi divulgativi e i primi contatti con altre giovani PO, come Irene Novello e Chiara Battaglioni. Grazie al lavoro e all'entusiasmo di gruppo è nata nell'ottobre 2013 APOI, la prima associazione professionale in Italia di Professional Organizer. Dopodiché è storia...

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Immagine di Silva Bucci

Che cosa ti affascina di più del mondo dell'organizzazione e di che cosa ti occupi principalmente?
Non mi interessano l'ordine e l'organizzazione fine a se stessi: mi affascinano gli effetti causati dall'organizzazione. È importante il risultato dell'essere organizzati: per me significa essere più leggera e avere spazio fisico e mentale per scegliere, prendermi cura e accogliere ciò che fa parte della mia vita ora. Un altro beneficio è la sensazione di avere il controllo su ciò di cui mi devo occupare, i miei impegni e i miei progetti. Inoltre, essere organizzata mi fa risparmiare tempo, soldi e energie.
Mi occupo principalmente di consulenze e formazione in organizzazione personale, gestione del tempo e delle risorse; sono specializzata in spazi domestici e dedico particolare attenzione allo space clearing e al decluttering - che sono per me la base di qualsiasi progetto di riorganizzazione, in tutti gli ambiti a ogni livello. Sono convinta, infatti, che eliminando il superfluo dalle nostre vite si crei lo spazio al nuovo e si rimetta in ordine la mente.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Diventare un punto di riferimento per tutte le persone che necessitano di semplificazione, chiarezza di idee e "riordino delle loro vite", e un punto di partenza per chi crede nell'importanza dell'organizzazione personale come primo scalino per raggiungere l'autocontrollo e, quindi, la felicità interiore.

martedì 29 marzo 2016

Le interviste ai PO: Irene Novello

Il mondo dei Professionisti dell'Organizzazione aumenta a vista d'occhio: persone dotate di abilità organizzative - condite con una buona dose di senso pratico - si rendono conto di potersi mettere finalmente a disposizione di chi ha bisogno di aiuto. Arrivano da esperienze diverse, si dedicano all'organizzazione per indole o per necessità, l'hanno sempre fatto (magari inconsapevolmente) oppure iniziano solo in questo momento: ma quando scoprono di essere un PO, non possono più farne a meno.
Con l'intervista di oggi, voglio farti conoscere Irene Novello di Ecco Fatto!, cofondatrice e vicepresidente di APOI.

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Ciao, Irene! Sono curiosa di sapere che lavoro facevi prima di diventare PO.
Mi sono laureata in architettura, ma ancora studentessa ho iniziato a lavorare come assistente alla regia di teatro. Dopo quell'esperienza, nel lontano 1998, ho continuato a occuparmi di produzione e (ovviamente) di organizzazione di spettacoli teatrali, concerti, mostre e installazioni, sia in Italia che all'estero. È un lavoro che mi piace molto e che richiede molta passione e attenzione, e che cerco di continuare a fare per alcuni progetti che mi interessano particolarmente.

Perché hai deciso di diventare PO? Quali motivazioni ti hanno fatto capire che era la strada giusta da percorrere?
Diciamo che sono PO nel DNA! Quando ero piccola, alle feste di compleanno eliminavo i regali che non mi piacevano immediatamente! Crescendo, facevo il cambio degli armadi per tutta la famiglia, poi cambiavo la disposizione dei mobili nelle case di amici, organizzavo viaggi e vacanze, traslochi... Era un divertimento più che una mania: non sono mai stata e non sono tutt'ora una fanatica dell'ordine, né alla ricerca della perfezione. Semplicemente, mi piace che le persone siano a loro agio negli spazi dove vivono e lavorano. E mi piace risolvere problemi complessi: ero una campionessa a tetris!

Come sei diventata PO e qual è stato il tuo percorso?
Nel 2009 ero a New York per lavoro e in una libreria ho trovato alcuni libri sull'organizzazione domestica, la mia passione! Sfogliandoli, ho iniziato a capire che qualcuno aveva teorizzato e messo su carta tutte le varie tecniche che già usavo inconsapevolmente: fantastico! Ho chiesto a una persona che lavorava con me e mi ha parlato dei Professional Organizer e della NAPO (National Association of Professional Organizers): mi si è aperto un mondo! Immediatamente ho deciso che avrei fatto questa professione anche in Italia e ho iniziato a raccontare a tutti della mia decisione.
Ho aperto il mio sito Ecco Fatto! e mi sono proposta in questa nuova veste professionale. Parallelamente ho iniziato a studiare (c'è una vasta letteratura sull'argomento, soprattutto in lingua inglese) e a cercare altri PO in Italia. Nel 2013, grazie ad Alessandro Cavallin, ho conosciuto Sabrina Toscani e abiamo deciso di fondare APOI con Silvia Bucci, Chiara Battaglioni, poi Francesca Pansadoro... e oggi siamo più di sessanta in Italia. Non male, no?

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Che cosa ti affascina di più del mondo dell'organizzazione e di cosa ti occupi principalmente?
Per me organizzazione vuol dire avere tempo di fare tutto quel che devo e anche tutto quel che voglio. Sono convinta che una persona organizzata sappia cogliere al meglio le opportunità impreviste che la vita riserva; che conviva più serenamente con altre persone sia negli spazi domestici che in quelli di lavoro; che riesca ad avere un rapporto più equilibrato con gli oggetti... Che sia più felice, ecco.
Lavoro spesso con persone che hanno deciso di alleggerire radicalmente i loro spazi, di semplificare la loro vita: insieme ritroviamo il posto giusto per le cose, cancelliamo a una a una le voci della "lista delle cose da fare", semplifichiamo obblighi e incombenze... Sono spesso in situazioni un po' complicate, dove si impiegano molte energie fisiche e - a volte - con una componente emotiva forte: ma i risultati sono sempre di grande soddisfazione.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Sicuramente portare la professione a essere riconosciuta a livello istituzionale per lavorare sia nelle scuole, sia in ambito socio-sanitario creando dei protocolli di intervento a livello regionale e nazionale. Con APOI stiamo già lavorando in quella direzione.

martedì 28 luglio 2015

Le interviste ai PO: Sabrina Toscani

È da un po' che sto pensando di intervistare PO (Professionisti dell'Organizzazione) italiani: così, prendo la palla al balzo e, dopo aver letto e studiato il suo libro, decido di iniziare proprio con Sabrina Toscani di Organizzare Italia, cofondatrice e presidente di APOI.

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Fotografia di Organizzare Italia

Perché intervistare i PO? Perché in Italia è un mestiere nuovo, insolito e ancora poco conosciuto: ci vogliono motiviazioni forti (soprattutto dal punto di vista emotivo) per decidere di intraprendere questa strada.
L'origine di una scelta m'incuriosisce sempre e mi incuriosisce pure scoprire il sottile filo che unisce le varie fasi di un'evoluzione. Sono convinta, infatti, che la scelta di diventare PO sia strettamente legata a un'evoluzione interiore e personale: dopo aver sperimentato i benefici dell'organizzazione su di sé, non si può fare a meno di farli conoscere anche agli altri. Un po' come quando ci si innamora di un libro che ci ha cambiato la vita: "Leggilo," diciamo, "poi mi dirai."

Ciao, Sabrina! Raccontaci un po' di te: che lavoro faveci prima di diventare PO? 
Ho collezionato varie esperienze: sono stata all'estero molti anni, prima come responsabile di un'azienda italiana e poi nel marketing di diverse aziende. Una volta tornata in Italia, ho lavorato molti anni come libera professionista e consulente aziendale. Infine, la voglia di creare e sviluppare un progetto tutto mio ha prevalso su tutto e ho cominciato a operare come Professional Organizer fondando Organizzare Italia, che ora è una società a responsabilità limitata semplificata e una Start Up a Vocazione Sociale.

Ecco, trovo interessantissimo che un'impresa di Personal Organizing sia riconosciuta per la sua vocazione sociale: puoi spiegarci di cosa si tratta? L'impatto sociale avviene su più livelli - per semplificare: se le persone sono messe nelle condizioni di sapersi organizzare meglio, possono gestire bene le proprie risorse (spazi, tempi, soldi) con una ricaduta non solo sull'ambito individuale, ma anche su ciò che è intorno alla persona - colleghi, amici, parenti e la società tutta. Un esempio facile da fare è quello aziendale: la disorganizzazione del singolo individuo mette a repentaglio l'efficienza dell'intera azienda, causando uno spreco di risorse. Se invece ognuno impara ad organizzarsi meglio, il vantaggio ricade su tutta l'azienda. La stessa cosa accade, appunto, nella vita sociale: ordine chiama ordine. 

Perché hai deciso di diventare una PO? Cioè, quali motivazioni ti hanno fatto capire che era la strada giusta da percorrere? 
Ho sempre avuto il desiderio di sviluppare un'impresa tutta mia e, dopo vari tentativi, un giorno ho avuto proprio un segnale molto chiaro: avevo un'idea e sentivo in cuor mio che poteva essere valida, quindi ho iniziato a sondare il mercato... La motivazione, poi, è salita con il riscontro da parte delle persone che trovavano utile e formativo ciò che insegnavo.

Come sei diventata PO e qual è stato il tuo percorso?
La prima idea - la lampadina di Archimede Pitagorico, appunto! - mi è venuta pensando a quanto le persone si complichino la vita, spesso su dettagli abbastanza banali. Molto spesso - mi sembrava - la risposta per complicarsi meno la vita era di tipo organizzativo. Da qui la relativa considerazione: nessuno ci insegna i metodi e le strategie per affrontare i vari impegni quotidiani! Nella nostra vita non c'è mai un'occasione - a scuola o al lavoro - in cui ci viene insegnato come organizzare e gestire le cose: tutto è lasciato al caso. Eppure è fondamentale!
Così ho cominciato a studiare su libri e siti americani e mi si è aperto un mondo. Ho cercato di declinare il pragmatismo statunitense per adattarlo alla mentalità italiana: i risultati arrivavano. Quindi ho seguito questa strada, impegnandomi nella divulgazione e formazione, oltre che negli interventi individuali e personalizzati.

Non a caso il tuo metodo si chiama Semplifica e Riprendi il Controllo. Lo spieghi nel tuo libro Facciamo ordine: un libro in apparenza piccolo, ma grande nei contenuti! Una curiosità, perché hai scelto questo titolo?
La scelta è avvenuta insieme all'editore, doveva essere un titolo facile e subito comprensibile. Aggiungendo poi in casa, nel lavoro, nella vita mi sembra che abbiamo centrato l'obiettivo.

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Immagini di Organizzare Italia


Che cosa ti affascina di più del mondo dell'organizzazione?
Mi piace il fatto che si tratta di una realtà trasversale: l'organizzazione si trova dappertutto ed è sempre utile e necessaria. Mi piace la connessione tra vari mondi e ambiti diversi, trovo sia molto arricchente: il Professional Orgnaizing mi permette di gravitare in diversi contesti e con persone con i più svariati bagagli culturali. Ed è anche molto divertente!

Confermo! Di cosa ti occupi principalmente?
Mi occupo principalmente di formazione: per migliorare le abilità organizzative di chi vuole imparare a gestire meglio le proprie risorse, e per aiutare chi desidera diventare Professional Organizer e dare il via a una nuova professione.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Vedere crescere sempre più il mercato del Professional Organizing in Italia e vederlo diventare una vera e propria filiera. E poi contribuire allo sviluppo delle abilità organizzative degli italiani: se la creatività e l'improvvisazione italiana si coniugano a un po' di organizzazione in più... spacchiamo! ;)

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